IL PUNTO n.
1048 del 29 maggio 2026
di MARCO ZACCHERA
Per scrivermi o contattarmi: marco.zacchera@libero.it
Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it
Risultato discreto per il centro-destra
nelle elezioni amministrative parziali di domenica, un segnale di ripresa dopo
la sconfitta referendaria. Se poi qualcuno si sorprende per il 14% di Vannacci
a Vigevano mediti che forse è anche il segnale che molti elettori
vorrebbero vedere un po' più di “destra” anche nell’azione di governo.
MERZ
ALLA RISCOSSA
E’ passato giusto un anno
dall’insediamento del cancelliere tedesco Friedrich Merz e il
suo indice di gradimento naviga tra il 13 e il 22% (il più basso tra i leader
occidentali) con i tre quarti dei tedeschi che si dice “deluso” dal proprio
leader.
Occorre quindi sparigliare ed ecco l’
‘asso nella manica? del cancelliere: nuovi prestiti all’Ucraina che presto
dovrebbe comunque essere “associata” all’Europa, rilancio dell’industria
bellica tedesca, “no” allo sforamento di bilancio per gli altri paesi europei
salvo che per le spese destinate alla difesa che – guarda che caso –
vedono proprio nella Germania il principale centro di produzione.
Un programma che a qualcuno comincia a far
ricordare lo “spazio vitale” tedesco degli anni ’30, quel “Lebensraum” che Hitler
invocava verso l’est europeo riunendo tutte le popolazioni di lingua tedesca
per assicurarsi le loro risorse e creare la “Grande Germania”.
Intanto pochi si fanno (o possono farsi)
delle domande essenziali proprio su quell’Ucraina dove da oltre quattro anni
c’è la legge marziale, non si tengono elezioni neppure locali, è vietato
opporsi a Zelensky e anche i grandi scandali vengono nascosti,
salvo a volte i più clamorosi. Quanti italiani sanno, per esempio, che la
scorsa settimana il tribunale di Kiev ha confermato l’arresto di Andry
Yermak, l’ex braccio destro proprio di Zelensky e considerato il
“numero due” del potere a Kiev? Accusato di essersi appropriato in proprio di
oltre 10 milioni di dollari, Yermak è accusato di aver organizzato “un
consorzio criminale” che comprendeva, tra gli altri, l’ex vice-primo ministro Oleksiy
Chernyshov e l’ex socio in affari di Zelensky Timor Mindich.
Solo Zelensky ne esce (per ora) sempre
bianco come un giglio, mentre i suoi collaboratori finiscono in galera. Noi
affidiamo a questa gente decine di miliardi che spariscono in un gorgo di
tangenti e malaffare quando in Italia non si trovano i fondi neppure per ridurre
il prezzo del gasolio? Eppure sono notizie che in Europa e in Italia passano
sotto sostanziale silenzio.
BOICOTTARE
LA 7 ?
Una volta LA 7 era un canale rispettabile,
interessante, abbastanza super partes. Adesso è diventato di una faziosità
totale e in tutti i programmi di intrattenimento – dalle battute di Crozza alla
Gruber, a Floris, alle trasmissioni in prima serata – è un monocorde,
quotidiano attacco al governo, alla Meloni, al centro-destra. Ospiti faziosi
che parlano senza interruzione, quasi nessun confronto, conduzioni visibilmente
partigiane.
E se gli elettori di centro-destra
cominciassero a boicottarla? Magari anche Cairo capirebbe che servirebbe alla 7
un po' più di obiettività e pluralismo.
Riflessione:
“IN DUBIO PRO REO” DA STASI A ZUNCHEDDU
Una massima latina che significa come – se
c’è un dubbio – la sentenza deve essere a favore dell’accusato e non il
contrario.
Invece se sull’omicidio di Garlasco si è
detto e scritto di tutto, pochi ricordano che Alberto Stasi
era stato assolto nel 2009 in primo grado, ricorse il PM ma l’imputato fu
nuovamente assolto in appello nel 2011. Ricorse ancora il PM e la Cassazione lo
rinviò a processo dove questa volta fu condannato a 16 anni. Nuovamente
chiamata a decidere, la Cassazione confermò la sentenza nonostante che perfino
il procuratore generale avesse chiesto l’annullamento della condanna. Insomma,
se adesso saltano fuori tante prove “innocentiste” come fecero quei giudici a
condannare se le prove evidentemente erano insufficienti o non chiare? Ma
pagheranno mai se hanno clamorosamente sbagliato?
Un grande pasticcio che il pubblico ha
conosciuto solo per il morboso interesse dei media, ma quanti altri casi
colpiscono le persone e ne cancellano la vita e spesso restano nascosti,
dimenticati, mentre raramente emerge l’aspetto di fondo, ovvero “l’ingiustizia
della giustizia”?
Nessuno ricorda per esempio la storia di Beniamino
Zuncheddu, pastore sardo, figura rimasta lontana dai riflettori TV ma
che è il recordman italiano degli errori giudiziari. Accusato di triplice
omicidio, condannato all’ergastolo nei vari gradi di giudizio, ha
scontato quasi 33 anni di carcere prima di essere dichiarato estraneo ai fatti pur
con una sentenza così contorta che sembra più che altro voler “coprire” i
giudici che man mano ne avevano confermato la condanna. Certo, erano omicidi di
pastori sardi, per molti gentaglia considerata solo un gradino più in alto
delle pecore, ignoranti che avrebbero sfigurato in un reality-show e che
neppure parlano bene italiano: l’interesse morboso dov’è, se non c’è di mezzo
almeno una vittima giovane e carina?
Troppo spesso la giustizia che cerca la
verità non la trova, ma fa finta di trovarla e questo avviene soprattutto se un
accusatore insiste o si intestardisce su una “sua” tesi e - più passa il tempo
- più farebbe brutta figura se ammettesse il contrario.
Una volta la giustizia era legata ai
testimoni, a volte reticenti, ricattati, impauriti o semplicemente prezzolati,
ma oggi – nell’era tecnologica – contano i “social”.
Si legano a tante vicende di una
giustizia-spettacolo che ormai come “prova” porta le intercettazioni
ambientali, spesso con l’estrapolazione di frasi tratte tra migliaia di
messaggi, chat, telefonate registrate nel corso magari di decenni, come sembra
avvenire ora per Garlasco.
Adesso Andrea Sempio sembra diventato
“colpevole” soprattutto perché avrebbe detto, scritto o confidato qualcosa a
qualcuno o in un soliloquio, ma si scopre così - soprattutto - che tutto
quello che ciascuno di noi può aver detto, scritto o pronunciato al telefono -
magari anche molti anni fa – o ha scritto su un computer è sempre disponibile
per essere tolto dal freezer, risentito, interpretato, reinterpretato,
pubblicato magari anche al di fuori di qualsiasi contesto temporale.
Una frase estratta da un contesto, ma che
può schiacciarti soprattutto se riportata di terza mano. E’lo stesso concetto
che poi arriva a far “montare” la notizia a “Porta a Porta” o a “Quarto Grado”
dove per Garlasco ora si enfatizzavano alcune frasi estrapolate da migliaia di
altre intercettazioni per “rileggere” una possibile storia del delitto in senso
contrario a quanto veniva prima addebitato a Stasi.
Non mi interessa la cronaca perché il
problema vero – ben al di là del caso di Garlasco - è che intanto tutti siamo
spiati, ascoltati, intercettati, utilizzati e questa nuvola di dati resta
depositata nella mostruosa memoria informatica che sempre più precisa incomberà
per sempre su di noi, indistruttibile.
E mentre la “verità” è sempre più virtuale
(così come certe prove di DNA almeno sospette), chi poi sbaglia - se giudice -
quasi sempre non paga mai e la prova ne è proprio il povero Beniamino Zuncheddu
a cui lo Stato per ora ha rimborsato solo la miseria di 30.187 euro per
“ingiusta detenzione”: pochi? Sono due euro e mezzo al giorno, ma cosa volete
che valgano 33 anni di vita di un povero, ignorante pastore?
IL
VOTO ISLAMICO
Netta sconfitta del PD a Venezia che ha
inserito candidati manifestamente islamici nelle sue liste, con pubblicità e
video in arabo e bengalese.
C’è chi si scandalizza, chi ironizza, ma
forse il centro-destra dovrebbe riflettere perché sempre più elettori saranno
originari da aree musulmane e - così come una volta c’era la Democrazia
Cristiana a guidare il paese – sono già arrivate anche liste dichiaratamente
musulmane a raccogliere i propri elettori con una sinistra che si appresta a
controllarle.
C’è stato scandalo perché a Vigevano
perfino la Lega Nord ha inserito in lista esponenti della locale comunità
islamica, ma una volta di più – ed è qui la differenza rispetto alla campagna
del PD – va sottolineato come non debba essere la religione a contare, ma
quanto i candidati siano inseriti nella comunità.
Chi vota è diventato cittadino italiano e
visto che dovrebbero trascorrere dieci anni dall’arrivo in Italia per
diventarlo e poter votare stupisce piuttosto la necessità del PD di
pubblicizzare i propri candidati addirittura in lingua originale, come se i
suoi potenziali elettori non conoscano sufficientemente l’italiano per dover
essere istruiti al voto nella loro lingua-madre.
Un segnale pericoloso di non integrazione,
mentre non vedo proprio nulla di male se un musulmano si candida (sostenere il
contrario, tra l’altro, sarebbe un evidente razzismo).
Forse che una buona parte degli alunni
delle scuole primarie non sono oggi arabo-musulmani? E allora dov’è lo scandalo
se i loro genitori si candidano, come hanno fatto (vincendo) i sindaci di
grandi città del mondo da Londra a New York?
Ragioniamo piuttosto su come queste
presenze sempre più diffuse incidano sul costume, le abitudini e la realtà
quotidiana, sul dovere di non denigrarle ma di chiedere una integrazione
effettiva in un rispetto reciproco che significa accettare le opinioni altrui,
ma anche non nascondere quelle storiche del paese ospite o, peggio,
sottomettersi ad abitudini dei nuovi arrivati.
C’è poi il problema politico perché è
assurdo che la destra non si renda conto che non basta stupirsi, ma bisogna
adeguarsi nelle risposte. Se la gente non vota e non si sente coinvolta forse è
ora di chiedersi maggiormente il perché di questa disaffezione collettiva per
la cosa pubblica, sottolineata da una generale diminuzione dei votanti, e agire
velocemente di conseguenza.
Negli USA assistiamo ad un fatto
incontestabile: i “vecchi” immigrati sono diventati baluardo del senso di
appartenenza americano, spesso schierandosi proprio contro le ondate di
neo-immigrazione clandestina ricordando i sacrifici e le regole imposte ai loro
genitori, ma orgogliosi di essere ora cittadini americani, una nazionalità
“conquistata” e quindi da tutelare e difendere.
I ragazzi delle coppie che da poco sono
arrivate o si sono formate in Italia provenienti da paesi lontani, ma che
crescono qui da noi hanno in fondo davanti due strade: integrarsi e crescere
nella loro nuova patria sentendola “loro” o rimanere ai margini con tutte le
conseguenze devastanti che troppo spesso ci ricordano i fatti di cronaca.
BUONA
SETTIMANA A TUTTI !
Marco
Zacchera
Questo numero de IL PUNTO è stato scritto lunedì 25 maggio



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.