IL PUNTO n. 1043 del 24 aprile 2026
di MARCO
ZACCHERA
Per
scrivermi o contattarmi: marco.zacchera@libero.it
Numeri
arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it
CONTRADDIZIONE EUROPEA
Dunque,
ricapitoliamo. L’Italia, nonostante gli sforzi e gli indubbi miglioramenti di
credibilità finanziaria a livello internazionale, non esce neppure quest’anno
dal procedimento di infrazione europeo (ovvero la possibilità di spendere più
soldi per i propri cittadini) perché ha il rapporto deficit/Pil al 3,07% che viene
arrotondato a 3,1% (il massimo è il 3%).
Siamo in
buona compagnia (Francia, Spagna, Belgio ecc.) e a onore del governo bisogna
ricordare che nel 2023 eravamo al 7,2%
di deficit, ma per gli uffici europei non è bastato.
Di fatto ci
vengono così impediti nuovi investimenti per sanità, sicurezza, istruzione,
sussidi ecc. ma con l’Europa che chiede contemporaneamente la nostra quota sui
90 miliardi da “prestare” subito all’Ucraina - appena l’Ungheria toglierà
il veto – oltre a un robusto aumento delle spese militari. “Sforiamo” insomma
di 600 milioni
su un disavanzo consentito di 68,78 miliardi
e ci chiedono circa 13 miliardi
(ovvero 13.000 milioni,
venti volte di più del presunto sforamento) per finanziare
l’Ucraina, un importo che rappresenta più di un terzo della legge finanziaria
2026. A me sembra una cosa assurda.
Ricordiamoci
poi che l’indice esce da due fattori, ovvero le spese rispetto al PIL (cioè il
prodotto interno lordo) che - se aumenta - riduce la percentuale di
debito. Ma il PIL viene però compresso perché – anche per colpa della stessa
Europa – la nostra economia è colpita dalla recessione per la guerra,
dall’aumento sconsiderato dei costi energetici e petroliferi, dal divieto di
importare gas dalla Russia a miglior prezzo.
Quindi noi
non possiamo spendere in più per gli italiani (per esempio per contributi alle
famiglie contro il caro-energia) ma dobbiamo farlo per conto terzi
indebitandoci con la UE che non riesce neppure a darsi un costo/prezzo unico
per l’energia in Europa e rifiuta perfino di tassare i mega-profitti delle
compagnie petrolifere che speculano sui prezzi.
Vi sembra
questa una logica economica credibile? Stiamo vivendo tempi eccezionali e non certo
per colpa italiana e (secondo me) a livello europeo si alternano demagogia a
ricatto (“O fate così o e peggio per voi!”) con la BCE che si appresta ad
aumentare i tassi e quindi a deprimere ulteriormente l’economia e ci si arrocca
sul fatidico 3%?
E se per
esempio la Meloni avesse la forza di dire finalmente “non paghiamo -
almeno in parte - per l’Ucraina” (alcuni paesi europei si sono rifiutati
di pagare la propria quota) cosa succederebbe? Forse che l’Europa sta
contenendo le proprie spese di funzionamento per dare il buon esempio, o studia
alternative per uscire dal tunnel della guerra ad est?
La risposta
ciascuno può darsela da sé.
Visto poi
che vogliamo essere i “puri” e i primi della classe (ma forse semplicemente
siamo i più ingenui) noi sanzioniamo la Russia ma nel solo
mese di marzo la Francia ha continuato ad acquistare da Putin
gas per 207 milioni di euro, la Spagna per 355 milioni, il Belgio 215 milioni
ecc. Su questo aspetto, però, l’Europa tace.
DECRETO SICUREZZA E DEMAGOGIA
La sinistra
si è scatenata contro il “decreto sicurezza” criticando il governo che ha
proposto di incentivare economicamente gli avvocati d’ufficio che, seguendo le
pratiche di gratuito patrocinio per immigrati irregolari, li convincano a
ritornare spontaneamente (debitamente indennizzati) al paese di origine.
Come sempre
non si guarda all’intero
provvedimento che contiene decine di norme di assoluto buon senso ed
indispensabili per tutelare la sicurezza di tutti, ma si
polemizza su qualche aspetto marginale, eppure riconoscere questo “bonus”
sarebbe stato un ottimo affare per tutti, conti alla mano.
Innanzitutto
il numero delle cause per assistere migranti irregolari che ricorrono contro
l’espulsione sono cresciute in modo esponenziale passando da 3.550 nel 1995 a ben 56.359 nel 2024. Quasi
tutti sono persone indigenti e quindi, per legge, possono e devono essere
difesi gratuitamente.
Pochi sanno
però che il costo per le parcelle di gratuito patrocinio in Italia pesa sulle
casse dello Stato per 266,5
milioni di euro (2024) per complessivamente circa 204.000
cause, il che significa che, in pratica, più di un quarto delle procedure sono
quelle relative a ricorsi di migranti.
Ma quanti
sono gli avvocati che si dedicano a questo settore? Nessuno lo dice, ma in ogni città cui
sono gli “specialisti” - di solito patrocinanti per uno o più sindacati, centri
di aiuto ecc. - e ciascuno con teoricamente un numero illimitato di cause
generando un bel giro d’affari poco noto al pubblico.
Oltretutto
la causa di opposizione ad una espulsione è una specie di ricorso-fotocopia
dove in pratica cambia spesso solo il nome e il paese del richiedente asilo
(politico o razziale o per discriminazione di genere) e che comunque - per ben
oltre l’80% dei casi, viste poi le sentenze - non ha alcuna ragione
"politica” ma è motivata da una necessità economica.
Infinti
drammi umani alle spalle ce vanno considerati, ,ma più è lunga la causa per
ricorsi ed appelli più è pagato l’avvocato d’ufficio, più si allunga il tempo
del trattenimento del migrante, più rende la “filiera” e tanto per tutti, alla
fine, paga sempre lo Stato.
Se per un
attimo si pensa al costo di mantenimento di un irregolare per tutta la durata
dell’esame del suo ricorso e poi per quello successivo (perché se il ricorso è
respinto di solito segue un processo di appello con il deposito di un altro
ricorso contro la sentenza di primo grado) si capisce come lo Stato ci rimetta
sempre di più, senza dimenticare che spesso qualche magistrato condanna
direttamente lo Stato - se per esempio non è stato osservato magari qualche
cavillo della procedura - che allora deve perfino indennizzare il migrante.
La sinistra
prende per principio le difese dell’immigrato, anche quando ci sono casi di
autentici criminali che non si riesce ad espellere oltre ogni buonsenso e
boicotta ogni iniziativa di contrasto all’immigrazione clandestina, ma non so
quanti suoi elettori conoscano questi aspetti a volte inquietanti e che si fa
finta di non vedere.
Demagogia è
sostenere il contrario, anche se va tenuto conto che in due anni gli sbarchi
sono intanto nettamente diminuiti. Dal 1 gennaio al 21 di aprile vi furono 16.090 arrivi nel 2024, 13.009 nel 2025, solo 7.643 quest’anno.
Risultati dovuti anche al fatto che i trafficanti di carne umana sanno che
adesso è un po' più difficile arrivare e restare in Italia e questo è un
risultato che dovrebbe essere meglio illustrato dal governo, visto che era nel
suo programma elettorale con l’Europa che ha finalmente accettato – non
dimentichiamolo – il conetto italiano di “paesi sicuri” e proprio ieri anche i
tanto criticati centri di detenzione temporanea in Albania.
Certamente
ci sono tanti casi di positivo inserimento sociale tra chi arriva clandestino,
ma ci sono anche decine di migliaia di casi di migranti che restano – mantenuti
e nullafacenti - solo perché in attesa dell’esito di un ricorso truccato e
pronti a ricorrere se non è accettato. Dobbiamo e possiamo fare tutti i
discorsi di doverosa assistenza e carità cristiana, ma il rischio che ci sia
anche un abuso di queste procedure resta, ed è al di là di ogni ragionevole
dubbio.
LA BULGARIA EUROSCETTICA
Non c’è
pace per Ursula Von der
Leyen. La notizia è passata ovviamente in sordina, ma Bruxelles
non ha avuto nemmeno il tempo di festeggiare la sconfitta di Victor Orban nelle
elezioni ungheresi (ed ammesso poi che alla prova dei fatti il nuovo leader Peter Magyar si dimostri
effettivamente diverso dal suo predecessore) che arriva la tegola bulgara dove
l’ex presidente della repubblica Rumen
Radev si è imposto domenica nelle elezioni anticipate con un
risultato che è andato ben al di là dei sondaggi conquistando la maggioranza
assoluta dei seggi.
Grande
sconfitta la coalizione del governo uscente (che aveva portato la Bulgaria
nell’area-euro a partire dal gennaio di quest’anno causando – come previsto -
un forte aumento dei prezzi) con gli ultimi mesi contraddistinti anche da
proteste di piazza
contro la corruzione. “Fiutando” la situazione, ecco l’imprevista discesa in
campo di Rumen Radev che era presidente della repubblica bulgara, ma ormai
giunto quasi alla fine del suo doppio mandato.
Ex pilota
militare, generale dell’aeronautica, nelle sue prime dichiarazioni post
elettorali Ravel è stato molto chiaro ribadendo le sue critiche all’Europa e il
suo no ad ulteriori aiuti all’Ucraina: «L’Europa sarebbe molto più pragmatica —
ha detto — se l’Unione europea riprendesse il dialogo con Mosca. Questa è una
vittoria della moralità. La gente ha respinto l’arroganza dei vecchi partiti e
non ha ceduto alle manipolazioni, questa è una vittoria della speranza contro
la diffidenza”.
La linea
politica di Radev ha attirato molta attenzione a livello internazionale tenuto
conto che durante la sua presidenza si è ripetutamente opposto all'invio di
aiuti militari all'Ucraina e ha criticato le politiche dell'Unione europea sul
conflitto.
Ancora
pochi giorni fa Radev ha ribadito la sua precedente e controversa affermazione
secondo cui «la Crimea è russa», definendola una «posizione realistica».
Di qui il
timore a Bruxelles che la Bulgaria possa sostituire l’Ungheria alla guida dei
paesi euroscettici.
I BAMBINI DEL BOSCO
Ormai non
se parla quasi più, ma sono cinque
mesi che si dovrebbe decidere qualcosa per i bambini
allontanati con la forza dai loro genitori in Abruzzo. Pensate ai traumi
psicologici che hanno subito, molto più gravi di quelli (ipotetici) della loro
vita precedente.
Tutto
poteva risolversi in poche ore impegnando con un accordo i genitori ad alcuni
cambiamenti, ma l’ostinazione dei giudici che innanzitutto devono difendere sé
stessi dalle loro decisioni discutibili è diventata diabolica.
Leggete il
legal-burocratichese dell’ultimo rinvio ad eventualmente affidare i figli
formalmente solo al padre perchè la madre “non collabora”: “Sotto il profilo tecnico giuridico tale
istanza collide (?!) con l’attuale regime di sospensione della potestà
genitoriale che attinge entrambi i reclamanti; la sospensione, infatti,
configura un’incapacità giuridica temporanea a esercitare le funzioni di cura e
protezione rendendo l’affido a uno dei due genitori un paradosso
normativo in costanza di provvedimento ablativo (?!)” perché
“In pendenza di una
consulenza tecnica d’ufficio, specificamente demandata all'accertamento delle
competenze genitoriali e della recuperabilità dei legami, ogni mutamento dello
status quo risulterebbe prematuro e potenzialmente pregiudizievole”.
Quindi, bambini, aspettate che la “giustizia” faccia il Suo corso.
Ogni altro
commento è di troppo…
LA BUONA NOTIZIA
Questa
settimana a Machava,
in Mozambico, viene inaugurato un nuovo reparto del poliambulatorio finanziato
dal “Verbania Center”, il nuovo pronto soccorso realizzato anche con l’aiuto di
diversi lettori de IL PUNTO. Un aiuto concreto a tante persone con un grazie
particolare a Luciana
Spitti che in questi mesi, dirigendo personalmente i lavori, si
è impegnata in uno sforzo enorme per mantenere tempi e preventivi. Sono
disponibili i filmati su quanto realizzato, chi vuole può richiedermeli
Fatto un
passo si pensa subito ad un altro: servirebbe tanto un nuovo reparto di
ginecologia ed ostetricia, ma per ora non ne abbiamo i mezzi. Se qualche
lettore volesse dare una mano…
BUONA SETTIMANA A TUTTI MARCO ZACCHERA



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.