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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA


 

il PUNTO n. 1060 del 2 ottobre 2026

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

Questo numero de “IL PUNTO” è l’ultimo quindicinale dell’estate, le pubblicazioni torneranno settimanali da venerdì prossimo, 9 ottobre. 

 

MELONI & VANNACCI

Giorgia Meloni dichiara di non voler aprire trattative con il gen. Roberto Vannacci in vista delle elezioni pur mettendo così pesantemente a rischio le possibilità di vittoria elettorale del centro-destra se la sinistra andrà unita.

Intanto, però, insiste ora di più su temi cari agli elettori del generale per un evidente tentativo di “operazione recupero”. Credo che la Meloni riguadagnerebbe subito molte posizioni concentrandosi su due temi: armi all’Ucraina e rapporti con l’Europa.

Non dico di sospendere di colpo gli aiuti a Kiev, ma condizionarli – per esempio – ad un “report” preciso sulla trasparenza del loro uso, così come dei miliardi versati all’Ucraina. La Meloni deve avere anche il coraggio di essere più critica verso Bruxelles quando si prendono decisioni contrarie agli interessi italiani. Così come la premier non dovrebbe avere paura a prendere posizioni più nette e decise contro le multinazionali petrolifere, le banche, le grandi multinazionali: sulla concretezza nell’affrontare questi temi e bloccare le speculazioni sui prezzi si vincono le elezioni!   

 

ELEZIONI RUSSE (E DINTORNI)

Tutti sanno che in Russia le elezioni non sono libere, che i partiti e candidati dissenzienti vengono in gran parte eliminati e che Putin gestisce quindi più o meno come vuole la Duma, il parlamento russo.

Per onestà va aggiunto che Putin ha comunque anche un largo seguito popolare (se rappresentando la maggioranza dei russi o meno, questo non lo so).

Insomma elezioni “pilotate”, quindi, ma almeno formalmente libere. 

Nel mentre si votava in Russia, l’Ucraina lanciava centinaia di droni, missili e razzi (occidentali) su Mosca: in TV si vedevano le esplosioni riprese da lontano, ma non è passato in video nessuno di quei servizi strazianti che appaiono quando, purtroppo, le bombe russe colpiscono Kiev.

Se comunque in Russia ci sono state elezioni-farsa, che succede in Ucraina?

Lì non si vota da sette anni, da quasi cinque anni c’è in vigore la legge marziale che proibisce ogni dissenso, Zelensky è scaduto dalla carica di presidente da 17 mesi ma nessuno parla di andare a votare. I partiti di opposizione “legati a Mosca” sono stati vietati dal “Consiglio di difesa e sicurezza nazionale” e i deputati privati del mandato. Mi sembra difficile sostenere che in Ucraina ci sia molto più libertà che in Russia, ma questo aspetto sembra non interessare nessuno.

Tra l’altro il KIIS (Kyiv International Institute od Sociology) di Kiev (non di Mosca!) stima che il 77-80% degli ucraini ritiene il presidente Zelensky direttamente responsabile della corruzione interna. Questo aspetto apre un altro scenario totalmente e volutamente sempre ignorato dai nostri media: dove finiscono i soldi e le armi europee ed italiane donate o “prestate” a Kiev?  

 

MUSSOLINI A STRESA: UNA CURIOSITA’

l’ANPI chiede che il comune di Stresa revochi la cittadinanza onoraria concessa a Benito Mussolini il 17 maggio 1924 (quindi ben prima che diventasse il “Duce”).

Dopo 102 anni – e 81 anni dopo la sua morte, che ha fatto giuridicamente già decadere la cittadinanza - è chiaro a tutti l’estrema urgenza della richiesta, ma l’ANPI nella sua demagogia non sa neppure che “questo” comune di Stresa non ha MAI deliberato quella cittadinanza, semplicemente perché nel 1924 l’attuale comune NON C’ERA!

C’erano infatti i comuni separati di Stresa (solo l’attuale nucleo storico) ma anche i comuni autonomi di Chignolo Verbano, Brisino e Magognino poi fusi nel comune unico di “Stresa Borromeo” con la riforma amministrativa del 1926/27.

Da allora il nuovo comune di Stresa Borromeo continuò la sua vita per vent’anni fino al 6 settembre 1946 quando il “Borromeo” fu epurato e restò di nuovo il solo nome “Stresa” ma con un territorio, frazioni e cittadini ben diversi da quelli del 1924.

 

PS. Se c’è un comune che dovrebbe comunque dire grazie a Mussolini è proprio Stresa: i patti della Conferenza di Stresa del 1935 (qui voluta espressamente da lui) portarono la cittadina del Verbano all’attenzione internazionale, videro presenti alla Conferenza i leader europei con un eco sulla stampa mondiale e una indubbia pubblicità per il lago e la città. 

Oltretutto - nota storica - se l'Inghilterra e la Francia li avessero rispettati forse l'Italia non sarebbe scivolata nella suicida alleanza con la Germania e la storia avrebbe avuto altri esiti...

 

SISTEMI ELETTORALI

E’ in via di approvazione alla Camera la nuova legge elettorale e la premier Giorgia Meloni ha già anticipato che molto probabilmente il governo chiederà la fiducia sul testo approvato dal Senato.

La chiamata nominale impone a tutti i deputati di schierarsi pubblicamente e di fatto “blinda” il provvedimento che quindi sarà approvato nella sua ultima versione.

E’ un segnale comunque del malumore che serpeggia in maggioranza per le scelte decise dai vertici usando un bilancino tra opposte richieste ed esigenze, ma che – dopo i numerosi inciampi parlamentari che hanno contraddistinto il varo della riforma – non entusiasmano nessuno.

L’idea della “governabilità” è (era) tutt’altro che sbagliata, ma è stata confezionata quando il movimento di Vannacci non esisteva e quindi il centro-destra poteva legittimamente pensare che la nuova formula potesse confermare la maggioranza uscente che, ad armi pari, batte di solito la coalizione di centro-sinistra.

E’ però poi arrivato il fenomeno Vannacci che è tuttora in evoluzione, ma che – senza accordi preventivi – con il nuovo sistema elettorale porterebbe oggi il centro-destra alla sconfitta soprattutto se a sinistra il “capo largo” raccogliesse tutto e il suo esatto contrario pur di vincere le elezioni.

Una assurdità oscena viste le divisioni profonde che lo animo (dagli armamenti all’atteggiamento verso la Russia, su economia ed ambiente ecc.). ma in chiave elettorale tutto sarebbe come di consueto messe da parte in nome dell’attacco alla Meloni e nella logica di vincere “comunque”.

Proprio per questo appare strano l’atteggiamento della premier che sembra preferire la “bella morte” rispetto alla continuità, un atteggiamento che le fa onore in nome della chiarezza programmatica, ma che rischia di far tornare l’Italia in mano alla sinistra-centro e addirittura in futuro con M5S e e AVS in chiave determinante e ricattante.

Ma quale potrebbe essere la miglior scelta di sistema elettorale? Onestamente non esiste (tutti hanno pro e contro) anche se ci sono paesi in cui le regole non cambiano mai (in Gran Bretagna il sistema uninominale funziona da secoli e gli attuali collegi sono stati fissati nel 1832 (!) e mai più sostanzialmente cambiati) mentre altrove – come in Italia - c’è ormai da qualche decennio la fregola del cambiamento.

Dopo quasi mezzo secolo di sistema bloccato (dal 1948 in qua) era cambiato tutto con il “Tatarellum” del 1993 passando alla elezione diretta del 75% dei seggi, ma poi si è andati man mano cambiando e trasformando un sistema che ormai – dal 2005 – con varie formule non è più di vera elezione, ma solo di nomine imposte dei vertici di partito visto che gli eletti provengono solo da listini bloccati.

Sarà di fatto così anche con la nuova legge, perché gran parte degli eletti saranno comunque i capolista nei vari mega-collegi e le preferenze permetteranno di scegliere solo una minoranza dei parlamentari.

Ma quale sarebbe allora il miglior sistema elettorale? Personalmente credo nell’elezione diretta dei parlamentari e ricordo il sistema usato per decenni per le elezioni provinciali che dava garanzie sulla qualità degli eletti e la rappresentatività delle varie forze politiche.

Era un sistema che applicato all’oggi potrebbe prevedere una ventina di circoscrizioni (ciascuna per eleggere 20 deputati e 10 senatori) con tanti collegi uninominali quanti gli eleggibili. A parte quei candidati che vincessero con la maggioranza assoluta nel proprio collegio (pochi ma potrebbero essere molti se candidati di coalizione), i seggi restanti verrebbero assegnati in modo proporzionale tra i vari partiti o alleanze (eventualmente con un modesto premio di maggioranza per garantire stabilità di governo) eleggendo i candidati del singolo partito o coalizione che nel proprio collegio avessero la più alta percentuale rispetto agli altri collegi della stessa lista o coalizione. Mettiamo che in Piemonte ci fossero 20 collegi, che un partito prendesse il 20% dei voti ovvero 4 seggi: sarebbero eletti i quattro candidati di quello specifico partito che nel proprio collegio elettorale avessero preso la più alta % rispetto agli altri candidati del loro stesso partito. Ci sono poi molti correttivi ma non voglio rompere la testa a nessuno, ne uscirebbe un sistema “meritocratico” (verrebbero eletti i migliori candidati, più legati al proprio territorio) con rappresentatività per tutti (sistema proporzionale) tenendo una piccola quota di eletti come “premio di governabilità” per assicurare una maggioranza stabile. Un sistema più difficile a spiegarlo che a realizzarlo.

Al più nelle città metropolitane (dove ci sarebbero molti collegi cittadini ed impossibilità quindi di specifico radicamento territoriale) si potrebbero invece avere, anziché i collegi, liste di partito ed eletti con i voti di preferenza in modo proporzionale.

Ricordi la Meloni che è tradizione che chi presenta una riforma elettorale -  pensando così di vincere - poi perde regolarmente le successive elezioni, ma evidentemente la storia (elettorale) non è mai maestra a nessuno.

 

Un saluto e buon proseguimento!                                   MARCO ZACCHERA 

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Quando mi capita di raccontare…
Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze..... (continua)
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Archivio STORICO de IL PUNTO di MARCO ZACCHERA
Il NUOVO LIBRO di MARCO ZACCHERA.....


E’ uscito un mio nuovo libro  “ GENTE DI LAGO: storie e racconti  del Lago Maggiore”
In 164 pagine - tutte a colori - ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche, quasi tutte inedite. Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.
Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali che con quest’opera hanno voluto riprendere il successo di “NELLE RETI DEL TEMPO”, una raccolta di foto e testi storici uscita oltre 10 anni fa ed oggi introvabile.
GENTE DI LAGO è in vendita al pubblico a 18 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano con dedica! - al prezzo ridotto di 16 euro (spese di spedizione comprese) o di 15 euro ciascuna se verranno richieste almeno 2 copie.
Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.
Un bel regalo, per esempio, in vista del prossimo Natale…
 
Marco Zacchera
PUBBLICAZIONE di MARCO ZACCHERA.....


 
L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE ?
 
Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed Immigrazione
 
 
(dall’introduzione..)
 
 
…Mentre in Italia sull’uso improprio della parola “razzista” si montano settimane di polemiche (come per il caso recente del governatore lombardo Attilio Fontana) pochi sanno che in Sudafrica si sta discutendo un emendamento costituzionale con il quale – se approvato – si potranno espropriare i terreni ai bianchi senza indennizzo, ma anche a vantaggio dei cinesi che in Sudafrica per legge sono equiparati ai neri.
 
Un razzismo alla rovescia – ma concreto - di cui non parla nessuno, un esempio di quante poche informazioni si hanno in questo campo
 
Scrivendo queste note (e con il contributo di PAOLA PALMA) ho cercato infatti di trasmettere – piacciano o meno – informazioni corrette, numeri certi, fatti documentati e poche opinioni.
 
Credo di conoscere bene la materia: ho passato tanti mesi della mia vita in Kenya e in Burundi, Uganda, Ruanda, Mozambico, Madagascar e in tanti altri paesi africani lavorando nel volontariato e toccando con mano tante situazioni disperate.  
 
Nell’aprile del 1994 – ero appena stato eletto deputato – per circostanze davvero fortunate non ci ho lasciato la pelle durante una rivoluzione in Burundi.
 
Di immigrazione e integralismo islamico scrivevo già trent’anni fa quando nessuno ci pensava, ma stando in Africa si capiva chiaramente cosa sarebbe successo e puntualmente i disastri si sono verificati. Vi avviso subito che senza sterzate decise andrà sempre peggio.
 
Intendiamoci, credo sia preciso dovere di tutti aiutare il prossimo: è un obbligo morale, cristiano e sociale, ma bisogna farlo con intelligenza, organizzazione, capacità e programmazione altrimenti non solo si finisce in un disastro, ma attecchisce anche la mala pianta della corruzione e dello sfruttamento alimentando rinnovato odio e razzismo.
 
Scopriamo insieme allora i numeri e i costi del fenomeno, la discriminazione nei fatti verso  tanti italiani, le ipocrisie che ci stanno dietro, le ambiguità vaticane, cosa stia effettivamente succedendo in Sudafrica oppure quali divisioni stiano spaccando la Nigeria, ma anche quali rischi concreti porti la mafia nigeriana.
 
Denunciamo finalmente il vorace neo-colonialismo cinese che viene taciuto e sottovalutato, la schiavitù nei paesi arabi e il moltiplicarsi dei musulmani in Europa con il rifiuto da parte di molti di loro ad accettare e condividere i principi costituzionali europei, così come è vergognoso il silenzio europeo sull’Eritrea e soprattutto sui disastri combinati nel mondo da troppe multinazionali senza scrupoli.
 
Se ne parla poco di tutti questi fattori, ma sono quelli che creano le cause che portano poi i poveracci a sbarcare disperati sulle nostre coste o a morire in mezzo al mare.
 
Ecco quindi che nel libro si lanciano proposte concrete e si propongono tutta una serie di dati statistici sconosciuti (perché spesso volutamente nascosti), così come un interessante sondaggio  sull’umore degli italiani con dati, numeri, fatti, circostanze inoppugnabili.  
 
 
Una informazione corretta e soprattutto documentata – anche se magari scomoda, anticonformista, sicuramente poco “buonista”– è però necessaria per portarci a riflettere, un po’ come il medico che ha il dovere di dire la verità al proprio paziente e non raccontargli balle.
 
Una realtà che potrà essere a volte impietosa e crudele, ma che va conosciuta da chi è malato (come lo è la nostra società italiana ed europea) per almeno tentare le cure necessarie alla sua sopravvivenza…
 
 

                                                                                      Marco Zacchera
CHI SONO.....
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Quando mi capita di raccontare…



Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze.
Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.

Sono stato educato in una famiglia profondamente cattolica, ma da sempre molto aperta al mondo e quindi già da bambino ho sentito  forte il senso della responsabilità.
Da ragazzo sono stato per molti anni uno scout e per stile di vita ho sempre percepito così una attenzione particolare alla natura, all’impegno sociale, al mio prossimo.
Mi sono laureato alla Bocconi in economia aziendale, ma ho lavorato già da giovanissimo negli alberghi di famiglia e poi svolto attività diversissime tra loro ma appassionanti anche perché non mi piace mai stare con le mani in mano.
Dal giornalista al pescatore professionista, dall’assicuratore a gestire alberghi ed aziende visto che sono poi diventato dottore commercialista e revisore dei conti.
Ho sempre amato lo sport (sono stato per tanti anni arbitro di calcio e ancora adesso appena posso vado a pescare sul mio lago o in giro per il mondo) ho compiuto centinaia di immersioni subacquee e poi paracadutismo, parapendio, rafting e rally automobilistici fino al settembre del 2005 quando  mi sono rotto la schiena andando fuori strada durante un rally in Valdossola.
C'è  stata  poi la politica, la mia grande passione. Ho cominciato da ragazzino nella "Giovane Italia" e nel "Fronte della Gioventù" e poi nel MSI-DN, in Alleanza Nazionale e infine nel PDL, almeno finchè è esistito.
Ricordo sempre con orgoglio che nella mia vita mi sono candidato 20 volte nelle più diverse elezioni e che sono stato eletto venti volte su venti: non so quanti altri possano dire altrettanto.
Nella mia famiglia si discuteva tanto di politica anche perché siamo cinque fratelli con cinque idee diverse (estrema sinistra compresa), con mio padre che invece era sempre stato democristiano. Sono cresciuto così nella cultura del dibattito e del confronto, in casa come a scuola, e già da ragazzo guidavo assemblee studentesche in aperta e continua dialettica contro  il “movimento studentesco” di estrema sinistra, anche se la maggioranza taceva e poi – spesso – mi appoggiava nelle assemblee.
Non ho mai partecipato ad episodi di violenza, anche se più di una volta ho sicuramente rischiato anche fisicamente per le mie idee.
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA

Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo-  mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.

Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma  soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.

A parte questi incarichi - e anche se ho ormai terminato questa lunga esperienza - continuo davvero a mettercela tutta soprattutto cercando di stare sempre vicino ai problemi della gente.
Ogni giorno ne scopro di nuovi, dalle piccole questioni personali ai grandi problema della nostra Italia e credo sia un punto d’onore impegnarsi concretamente e con onestà per cercare di risolverne qualcuno toccando con mano preconcetti, sprechi e ingiustizie, qualsiasi sia il ruolo che possiamo ricoprire nella società. Oggi posso solo farlo con la penna, e così pubblico articoli su molte testate giornalistiche.
Da quasi 20 anni  ogni settimana edito "IL PUNTO", un foglio via mail di notizie ed informazioni che mi permettono di spaziare sul mondo e sostenere le mie opinioni a diretto contatto con migliaia di lettori.  (chi lo volesse ricevere mi contatti su marco.zacchera@libero.it)
Bisogna a volte saper prendere posizioni scomode o controcorrente, spesso non comprese e contro le quali vi è a volte preconcetto, ma ne vale sempre la pena perché alla fine gli Ideali veri non sono una utopia, ma devono davvero essere traccia e obiettivo di vita.
Per questo  mi sento un cristiano semplice, che cerca di essere coerente e che crede che il Vangelo ci possa insegnare molto nella vita di ogni giorno, concretamente e ricordando soprattutto quella parabola dei "talenti" che nella vita vanno poi restituiti, almeno raddoppiati, prima della fine del viaggio.


Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi.  Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.

Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.

Anche per questi motivi e poiché volevo personalmente mettermi in gioco  nel giugno 2009 mi sono candidato a sindaco della mia città dove da 32 anni ero consigliere di opposizione e  mi hanno eletto con oltre il 54% dei voti al primo turno, primo sindaco di centro-destra a Verbania dopo 64 anni di sindaci e giunte sempre di sinistra o di centro-sinistra.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente  ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.
Intanto sono tornato a pescare appena posso sul mio lago e quando vedo le albe ed i tramonti - che spesso sul Lago Maggiore sono fantastici - mi considero sempre davvero un privilegiato, anche e soprattutto perché  ho la fortuna di poter vivere quei momenti.  Quando calo le reti in mezzo al lago mi ritrovo a fare gesti antichi come quelli dei miei nonni e dei miei avi e allora mi sento libero e felice nel profondo. A queste cose ho dedicato  “ NELLE RETI DEL TEMPO” e poi diverse edizioni di “GENTE DI LAGO” libri di storia per ricordare come si viveva sul Lago Maggiore nei secoli scorsi, mentre “LA MOSCHERUOLA” .racconta com’era l’Italia della mia giovinezza.
In un altro libro “L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? -  Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed immigrazione”, scritto a quattro mani con Paola Palma, abbiamo cercato di raccontare le tante esperienze in Africa con un serio approccio alle tematiche dell’immigrazione verso l’Europa, un fenomeno importante e che non può essere banalizzato.
Ad oggi non ho più incarichi pubblici se non quello di “Commissario italiano alla pesca per le acque internazionali Italo-Svizzere”  titolo altisonante quanto volontario con il quale e – come già faceva mio nonno quasi 90 anni fa – mi occupo di difendere e tutelare la pesca e l’ambiente dei nostri laghi.
Sono stato anche  nominato, ma  qui torneremmo  in campo professionale, presidente del Collegio sindacale di Finpiemonte, la finanziaria della nostra regione e in altri Enti e società.

Ma questi sono tutti  dettagli, l’importante è non cambiare mai nel profondo mantenendo fede agli impegni di  partenza cercando di aiutare gli altri per  restituire qualche “talento in piu” di quelli che il Grande Capo mi ha affidato alla partenza. Speriamo di riuscirci sempre, lo auguro anche a tutti voi.

In amicizia un saluto, Marco Zacchera...
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