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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA


IL PUNTO n. 1035 del 27 febbraio 2026

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

Ai lettori: attenzione. Molti provider (google, yahoo, libero ecc.) stanno cambiando le regole per l’invio di newsletter come questa (di fatto boicottandole, salvo pagamenti eccessivi di abbonamento) ed è quindi possibile che il vostro indirizzo “sparisca”.

Se non mi riceveste più contattatemi per segnalarlo e comunque potrete leggere IL PUNTO sul mio sito www.marcozacchera.it già la sera del venerdì. Mi spiace, stiamo cercando di intervenire ma non è facile.

 

QUATTRO ANNI E (QUASI) TUTTI HANNO PERSO

Quattro anni di guerra in Ucraina e tutti hanno (ed abbiamo) perso.

Ha perso Vladimir Putin perché la sua aggressione all’Ucraina non ha portato ai risultati sperati e che i suoi strateghi gli avevano promesso. Nonostante una carneficina costante delle sue truppe, l’impoverimento della Russia, la necessità di umiliarsi davanti alla Cina e la crisi economica creata dalla guerra, in 4 anni non è riuscito ad occupare neppure tutto il Donbass (e mi chiedo come mai potrebbe conquistare l’intera Europa orientale come qualcuno teme, soprattutto per giustificare l’aumento delle spese militari europee ).

Ha perso l’Ucraina per i lutti, le rovine, il nemico in casa, l’impossibilità a poter contrattaccare. Ha perso l’Europa che aveva sottovalutato il conflitto e all’inizio ha di fatto boicottato una tregua possibile e poi ha dovuto buttare somme enormi, armi, risorse, aiuti umanitari in un forno senza fine senza raccogliere nulla se non di contenere l’avanzata russa.

Soprattutto l’Europa sta perdendo per le crescenti divisioni al proprio interno dove si fa finta di non vedere l’evidente frattura politica tra gli stati, i guasti della recessione economica, la drammatica crisi energetica che si è cercato di nascondere.

Un’Europa che ostenta sicurezza e dimentica i propri errori. Vi ricordate? Correva l’anno 2022, addì il 22 settembre (la guerra durava già da 7 mesi) quando la Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen tuonava testualmente tra gli applausi scroscianti degli eurodeputati presentando il suo atteso discorso annuale sullo “stato dell’ Unione”: “ L’Europa è a fianco dell’Ucraina fin dal primo giorno con armi, fondi, ospitalità per i rifugiati. E con le sanzioni più severe che il mondo abbia mai visto. In Russia il settore finanziario è allo stremo. Abbiamo estromesso i tre quarti del settore bancario russo dai mercati internazionali. Quasi mille società internazionali hanno lasciato quel paese. La produzione automobilistica russa è crollata di tre quarti rispetto all’anno scorso. Aeroflot è costretta a lasciare a terra i suoi aerei perché non trova più pezzi di ricambio. L’esercito russo sta recuperando microchip da lavastoviglie e frigoriferi per riparare le attrezzature militari, perché ha esaurito i semiconduttori, L’industria russa è alla deriva.”

Da allora sono passati 42 mesi, oltre 1260 giorni e qualcuno dovrebbe riflettere su quanto improvvide fossero quelle dichiarazioni mentre proprio in questi giorni l’Alto Rappresentante per la politica estera UE, Kaja Kallas, annuncia “L’ Unione si sta muovendo per il ventesimo pacchetto di sanzioni. Le nuove misure stanno già producendo effetto e limiteranno ulteriormente le capacità di Mosca di finanziare la guerra. Mosca non è invincibile”.

Dal pronosticare una vittoria a breve ad ammettere che i presunti già sconfitti non sono invincibili ce ne passa…

Non solo, la Kallas fa finta soprattutto di non sapere che le nuove sanzioni che vogliono bloccare le petroliere russe in giro per l’Europa hanno – almeno al momento in cui scrivo - il veto politico dell’Ungheria, lo scetticismo di Malta e di Cipro e lo scontento evidente almeno di Slovacchia e Repubblica Ceca, tanto che lunedì scorso è saltato tutto, compresi i 90 miliardi promessi di aiuti tre mesi fa, ma la notizia di enorme rilevanza politica ed economica è scivolata via nei TG, sommersa dal festival di Sanremo ed altre amenità.

Di fatto più si allungano i tempi per un armistizio in Ucraina più ci stanno rimettendo in termini economici quasi tutti i paesi europei senza che nessuno faccia i conti nelle tasche dei cittadini e purtroppo questo Putin lo sa benissimo e lo spinge ad insistere.

Certamente “La libertà non ha prezzo” come ci è stato ripetuto mille volte ed è sicuramente vero, ma allora il concetto e le sanzioni andrebbero applicate per tutte le dittature del mondo e non solo “à la carte”: qualcuno a Bruxelles è preoccupato del macello degli oppositori in corso da due mesi in Iran?

Pensare che il governo italiano debba poi stanziare proprio in questi giorni miliardi per ridurre i costi energetici proprio perché manca l’apporto del gas russo dovrebbe farci almeno riflettere. Così come andrebbe ricordato che le sanzioni alla Russia hanno fatto la fortuna di tante aziende distributrici di energia in un’Unione incapace perfino di fissare un prezzo unico per gas ed elettricità, concetti che i media trascurano e non sottolineano all’opinione pubblica.

E allora, chi ha vinto? Tutto sommato non ci stanno perdendo gli USA che vendono le armi ai propri partner, la NATO che era in via di liquidazione ed adesso è tornata potente (e costosa), Zelensky che è assunto a visibilità mondiale senza rinnovi elettorali, così come ci hanno sicuramente guadagnato i costruttori di armi.

Soprattutto è andata forse definitivamente in frantumi l’unica vera strada strategica che 20 anni fa aveva davanti a sé l’Europa: una maggiore integrazione economica, politica, culturale proprio con la Russia per diventare insieme il “terzo polo” del mondo confrontandosi alla pari con USA e Cina. Ipotesi distrutta, e in fondo in fondo oltre Atlantico non possono esserne troppo scontenti.

Qualcuno ragioni quindi sul perché sia forse veramente scoppiato il conflitto di cui l’invasione di Putin è stata solo un episodio, mentre vanno ricordati soprattutto - e con sincerità - i troppi morti innocenti, le famiglie distrutte, i sacrifici inutili, la paura e la fame di milioni di persone che si ritrovano a subire i costi, i torti, la disperazione di una guerra che nessuno ha più il coraggio di fermare.

 

ALLEGRIA: ARRIVA IL PROFESSOR DI MAIO !

Macchè “sogno americano”: il sogno vero è tutto napoletano ed è magistralmente interpretato da Luigi di Maio, detto Giggino, questo guitto incredibile che è stato capace di tutto. Mai eletto con voti propri, ma solo per posto bloccato di lista: dal nulla è stato creato parlamentare 5 Stelle e immediatamente nominato vice-presidente della Camera. Poi ministro del lavoro (vi ricordate l’ “abolizione della povertà” annunciata dal balcone di palazzo Chigi?) poi ministro dell’Economia e successivamente ministro degli Esteri. Flop totale quando si è presentato alle elezioni fondando con Tabacci “Insieme per il futuro” (dite la verità: ve ne eravate dimenticati, eppure nel 2022 aveva conquistato addirittura un fantastico 0.56% dei voti!). Rimasto senza ministero, seggio parlamentare e quindi senza stipendio, oplà che l’Europa lo nomina “Rappresentate speciale dell’Unione Europea per il Golfo Persico”, incarico silenziosamente rinnovato intanto per un altro biennio (nessuno sa peraltro cosa Di Maio abbia mai fatto) fino a febbraio 2027 ad oltre 15.000 euro NETTI al mese più una infinità di benefit. E adesso Luigi Di Maio è stato addirittura nominato professore onorario del Dipartimento di Studi sulla Difesa del prestigioso King's College di Londra (giusto, si era occupato di tutto salvo proprio che della Difesa, quindi…). Un professore a Londra neppure laureato e che non parla inglese: magnifico ed incredibile, vero? Giuro, non è invidia ma attestazione doverosa di avere davanti a noi un genio puro, dalla faccia tosta e PR insuperabile.  Piuttosto, papa Leone stia attento a non nominarlo cardinale (perché no?) perché non si sa mai e magari, un domani…

 

LE MELE MARCE

Le mele marce tra le forze dell’ordine non ci sono solo nei film americani o nei serial televisivi. Purtroppo esistono davvero anche da noi e non solo è doveroso quindi prenderne atto, ma capire l’importanza di saperle isolare e soprattutto la volontà di eliminarle senza esitazioni.

Il caso dell’assistente capo di PS Carmelo Cinturrino, accusato di omicidio volontario a danni del pusher Abderrahin Mansour a Rogoredo, ma anche dei furti che sarebbero stati commessi alla Coin di Roma con la complicità di alcuni carabinieri e poliziotti, aprono una ferita profonda nella credibilità delle Forze dell’ordine.  

Allo stesso tempo, però, è giusto sottolineare la reazione immediata del governo e dei vertici del Viminale con la volontà di andare subito a fondo di queste vicende senza tentennamenti o coperture.

Le parole del Capo della Polizia, il prefetto Vittorio Pisani, sono stati taglienti e implacabili nel denunciare la “mela marcia” come d'altronde dovevano essere.

E’ un momento molto delicato nella gestione della sicurezza ed è significativo che questi singoli episodi siano stati subito strumentalizzati dall’opposizione per cercare di bloccare il “pacchetto sicurezza” voluto recentemente dal governo a favore non solo di poliziotti o carabinieri, ma di chiunque si trovi in condizioni di obiettiva emergenza.

Il ministro Nordio era stato molto preciso già due settimane fa (ben prima che emergessero i fatti di Rogoredo) quando dichiarò “Non c’è nessun nuovo scudo penale  nei confronti delle forze dell’ordine perché l’impunità non c’è per nessuno”.

Chiarezza assoluta visto anche questi ultimi casi, perché si tratta infatti solo della non-iscrizione automatica nel registro degli indagati per fatti di reato “commessi in presenza di una causa di giustificazione” perché si possa partecipare alle indagini senza però  subire “l’onta” – come la definì Nordio – dell’iscrizione nel registro degli indagati.

Il Ministro aveva fatto l’esempio del poliziotto che spara perché viene minacciato con un’arma, del medico nel caso in cui muoia un proprio paziente, di una persona comune che trova un ladro armato in casa. Con la nuova norma sarà possibile godere di alcune garanzie difensive, come la nomina di propri legali e consulenti di parte, o la partecipazione a perizie balistiche o autopsie.

Inquadrato in questo contesto l’incriminazione di Cinturrino dopo una rapida indagine diventa allora un esempio di trasparenza di cui tutti dovremmo essere orgogliosi perché è la dimostrazione che il “sistema” ha saputo reagire subito appena sono emerse alcune incongruenze nella ricostruzione dei fatti.

Una dimostrazione di chiarezza applicando il concetto che “In uno stato democratico la Polizia è al servizio dei cittadini” ma rimanendo fermo anche il principio che per difendere la libertà e le istituzioni non si può accettare la violenza di piazza, qualsiasi ne sia il “colore” e sarebbe senso di responsabilità confermarlo senza reticenze da parte di tutte le forze politiche.

 

L’EMERGENZA NEGATA

Venerdì 6 marzo ore 21 a VERBANIA INTRA, c/o il salone SOMS di Via De Bonis presenterò personalmente insieme a Beppe Lauria e Luigi Songa del movimento "Indipendenza” il libro di  Gianni Alemanno L’ EMERGENZA NEGATA: IL COLLASSO DELLE CARCERI ITALIANE”. Un libro scritto da un “detenuto eccellente” imprigionato per motivi assurdi da 14 mesi e che sottolinea una situazione carceraria italiana che è oltre il limite del collasso nell’indifferenza dei più. Grazie a chi vorrà partecipare.

Maggiori info scrivendo a  luigi.songa@gmail.com

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI,  SOPRAVVIVEREMO A SANREMO?          Marco Zacchera

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Quando mi capita di raccontare…
Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze..... (continua)
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Archivio STORICO de IL PUNTO di MARCO ZACCHERA
Il NUOVO LIBRO di MARCO ZACCHERA.....


E’ uscito un mio nuovo libro  “ GENTE DI LAGO: storie e racconti  del Lago Maggiore”
In 164 pagine - tutte a colori - ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche, quasi tutte inedite. Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.
Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali che con quest’opera hanno voluto riprendere il successo di “NELLE RETI DEL TEMPO”, una raccolta di foto e testi storici uscita oltre 10 anni fa ed oggi introvabile.
GENTE DI LAGO è in vendita al pubblico a 18 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano con dedica! - al prezzo ridotto di 16 euro (spese di spedizione comprese) o di 15 euro ciascuna se verranno richieste almeno 2 copie.
Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.
Un bel regalo, per esempio, in vista del prossimo Natale…
 
Marco Zacchera
PUBBLICAZIONE di MARCO ZACCHERA.....


 
L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE ?
 
Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed Immigrazione
 
 
(dall’introduzione..)
 
 
…Mentre in Italia sull’uso improprio della parola “razzista” si montano settimane di polemiche (come per il caso recente del governatore lombardo Attilio Fontana) pochi sanno che in Sudafrica si sta discutendo un emendamento costituzionale con il quale – se approvato – si potranno espropriare i terreni ai bianchi senza indennizzo, ma anche a vantaggio dei cinesi che in Sudafrica per legge sono equiparati ai neri.
 
Un razzismo alla rovescia – ma concreto - di cui non parla nessuno, un esempio di quante poche informazioni si hanno in questo campo
 
Scrivendo queste note (e con il contributo di PAOLA PALMA) ho cercato infatti di trasmettere – piacciano o meno – informazioni corrette, numeri certi, fatti documentati e poche opinioni.
 
Credo di conoscere bene la materia: ho passato tanti mesi della mia vita in Kenya e in Burundi, Uganda, Ruanda, Mozambico, Madagascar e in tanti altri paesi africani lavorando nel volontariato e toccando con mano tante situazioni disperate.  
 
Nell’aprile del 1994 – ero appena stato eletto deputato – per circostanze davvero fortunate non ci ho lasciato la pelle durante una rivoluzione in Burundi.
 
Di immigrazione e integralismo islamico scrivevo già trent’anni fa quando nessuno ci pensava, ma stando in Africa si capiva chiaramente cosa sarebbe successo e puntualmente i disastri si sono verificati. Vi avviso subito che senza sterzate decise andrà sempre peggio.
 
Intendiamoci, credo sia preciso dovere di tutti aiutare il prossimo: è un obbligo morale, cristiano e sociale, ma bisogna farlo con intelligenza, organizzazione, capacità e programmazione altrimenti non solo si finisce in un disastro, ma attecchisce anche la mala pianta della corruzione e dello sfruttamento alimentando rinnovato odio e razzismo.
 
Scopriamo insieme allora i numeri e i costi del fenomeno, la discriminazione nei fatti verso  tanti italiani, le ipocrisie che ci stanno dietro, le ambiguità vaticane, cosa stia effettivamente succedendo in Sudafrica oppure quali divisioni stiano spaccando la Nigeria, ma anche quali rischi concreti porti la mafia nigeriana.
 
Denunciamo finalmente il vorace neo-colonialismo cinese che viene taciuto e sottovalutato, la schiavitù nei paesi arabi e il moltiplicarsi dei musulmani in Europa con il rifiuto da parte di molti di loro ad accettare e condividere i principi costituzionali europei, così come è vergognoso il silenzio europeo sull’Eritrea e soprattutto sui disastri combinati nel mondo da troppe multinazionali senza scrupoli.
 
Se ne parla poco di tutti questi fattori, ma sono quelli che creano le cause che portano poi i poveracci a sbarcare disperati sulle nostre coste o a morire in mezzo al mare.
 
Ecco quindi che nel libro si lanciano proposte concrete e si propongono tutta una serie di dati statistici sconosciuti (perché spesso volutamente nascosti), così come un interessante sondaggio  sull’umore degli italiani con dati, numeri, fatti, circostanze inoppugnabili.  
 
 
Una informazione corretta e soprattutto documentata – anche se magari scomoda, anticonformista, sicuramente poco “buonista”– è però necessaria per portarci a riflettere, un po’ come il medico che ha il dovere di dire la verità al proprio paziente e non raccontargli balle.
 
Una realtà che potrà essere a volte impietosa e crudele, ma che va conosciuta da chi è malato (come lo è la nostra società italiana ed europea) per almeno tentare le cure necessarie alla sua sopravvivenza…
 
 

                                                                                      Marco Zacchera
CHI SONO.....
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Quando mi capita di raccontare…



Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze.
Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.

Sono stato educato in una famiglia profondamente cattolica, ma da sempre molto aperta al mondo e quindi già da bambino ho sentito  forte il senso della responsabilità.
Da ragazzo sono stato per molti anni uno scout e per stile di vita ho sempre percepito così una attenzione particolare alla natura, all’impegno sociale, al mio prossimo.
Mi sono laureato alla Bocconi in economia aziendale, ma ho lavorato già da giovanissimo negli alberghi di famiglia e poi svolto attività diversissime tra loro ma appassionanti anche perché non mi piace mai stare con le mani in mano.
Dal giornalista al pescatore professionista, dall’assicuratore a gestire alberghi ed aziende visto che sono poi diventato dottore commercialista e revisore dei conti.
Ho sempre amato lo sport (sono stato per tanti anni arbitro di calcio e ancora adesso appena posso vado a pescare sul mio lago o in giro per il mondo) ho compiuto centinaia di immersioni subacquee e poi paracadutismo, parapendio, rafting e rally automobilistici fino al settembre del 2005 quando  mi sono rotto la schiena andando fuori strada durante un rally in Valdossola.
C'è  stata  poi la politica, la mia grande passione. Ho cominciato da ragazzino nella "Giovane Italia" e nel "Fronte della Gioventù" e poi nel MSI-DN, in Alleanza Nazionale e infine nel PDL, almeno finchè è esistito.
Ricordo sempre con orgoglio che nella mia vita mi sono candidato 20 volte nelle più diverse elezioni e che sono stato eletto venti volte su venti: non so quanti altri possano dire altrettanto.
Nella mia famiglia si discuteva tanto di politica anche perché siamo cinque fratelli con cinque idee diverse (estrema sinistra compresa), con mio padre che invece era sempre stato democristiano. Sono cresciuto così nella cultura del dibattito e del confronto, in casa come a scuola, e già da ragazzo guidavo assemblee studentesche in aperta e continua dialettica contro  il “movimento studentesco” di estrema sinistra, anche se la maggioranza taceva e poi – spesso – mi appoggiava nelle assemblee.
Non ho mai partecipato ad episodi di violenza, anche se più di una volta ho sicuramente rischiato anche fisicamente per le mie idee.
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA

Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo-  mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.

Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma  soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.

A parte questi incarichi - e anche se ho ormai terminato questa lunga esperienza - continuo davvero a mettercela tutta soprattutto cercando di stare sempre vicino ai problemi della gente.
Ogni giorno ne scopro di nuovi, dalle piccole questioni personali ai grandi problema della nostra Italia e credo sia un punto d’onore impegnarsi concretamente e con onestà per cercare di risolverne qualcuno toccando con mano preconcetti, sprechi e ingiustizie, qualsiasi sia il ruolo che possiamo ricoprire nella società. Oggi posso solo farlo con la penna, e così pubblico articoli su molte testate giornalistiche.
Da quasi 20 anni  ogni settimana edito "IL PUNTO", un foglio via mail di notizie ed informazioni che mi permettono di spaziare sul mondo e sostenere le mie opinioni a diretto contatto con migliaia di lettori.  (chi lo volesse ricevere mi contatti su marco.zacchera@libero.it)
Bisogna a volte saper prendere posizioni scomode o controcorrente, spesso non comprese e contro le quali vi è a volte preconcetto, ma ne vale sempre la pena perché alla fine gli Ideali veri non sono una utopia, ma devono davvero essere traccia e obiettivo di vita.
Per questo  mi sento un cristiano semplice, che cerca di essere coerente e che crede che il Vangelo ci possa insegnare molto nella vita di ogni giorno, concretamente e ricordando soprattutto quella parabola dei "talenti" che nella vita vanno poi restituiti, almeno raddoppiati, prima della fine del viaggio.


Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi.  Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.

Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.

Anche per questi motivi e poiché volevo personalmente mettermi in gioco  nel giugno 2009 mi sono candidato a sindaco della mia città dove da 32 anni ero consigliere di opposizione e  mi hanno eletto con oltre il 54% dei voti al primo turno, primo sindaco di centro-destra a Verbania dopo 64 anni di sindaci e giunte sempre di sinistra o di centro-sinistra.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente  ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.
Intanto sono tornato a pescare appena posso sul mio lago e quando vedo le albe ed i tramonti - che spesso sul Lago Maggiore sono fantastici - mi considero sempre davvero un privilegiato, anche e soprattutto perché  ho la fortuna di poter vivere quei momenti.  Quando calo le reti in mezzo al lago mi ritrovo a fare gesti antichi come quelli dei miei nonni e dei miei avi e allora mi sento libero e felice nel profondo. A queste cose ho dedicato  “ NELLE RETI DEL TEMPO” e poi diverse edizioni di “GENTE DI LAGO” libri di storia per ricordare come si viveva sul Lago Maggiore nei secoli scorsi, mentre “LA MOSCHERUOLA” .racconta com’era l’Italia della mia giovinezza.
In un altro libro “L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? -  Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed immigrazione”, scritto a quattro mani con Paola Palma, abbiamo cercato di raccontare le tante esperienze in Africa con un serio approccio alle tematiche dell’immigrazione verso l’Europa, un fenomeno importante e che non può essere banalizzato.
Ad oggi non ho più incarichi pubblici se non quello di “Commissario italiano alla pesca per le acque internazionali Italo-Svizzere”  titolo altisonante quanto volontario con il quale e – come già faceva mio nonno quasi 90 anni fa – mi occupo di difendere e tutelare la pesca e l’ambiente dei nostri laghi.
Sono stato anche  nominato, ma  qui torneremmo  in campo professionale, presidente del Collegio sindacale di Finpiemonte, la finanziaria della nostra regione e in altri Enti e società.

Ma questi sono tutti  dettagli, l’importante è non cambiare mai nel profondo mantenendo fede agli impegni di  partenza cercando di aiutare gli altri per  restituire qualche “talento in piu” di quelli che il Grande Capo mi ha affidato alla partenza. Speriamo di riuscirci sempre, lo auguro anche a tutti voi.

In amicizia un saluto, Marco Zacchera...
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