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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA


 

il PUNTO n. 1059 del 18 settembre 2026

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

Ricordo che “Il Punto” non va in vacanza ma - come ogni anno - da luglio fino alla fine di settembre rallenta le sue uscite a ogni quindici giorni, poi dal 2 ottobre tornerà la consueta uscita settimanale.

 

UNA BRUTTA LEGGE ELETTORALE

Non so come finirà questo pasticcio della nuova legge elettorale che rischia davvero di consegnare l’Italia al centro-sinistra, se – a differenza del centro destra - si presenterà compatto da Renzi a Conte. Solo a leggere i sondaggi che pubblico più avanti ci si chiede come mai possano a sinistra stare insieme partiti così opposti su questioni fondamentali, ma il “campo largo” prevede molte e diverse culture (nel senso dell’agroalimentare).

Il desolante quadro odierno è proprio il frutto anche di un sistema (che non ho mai accettato) fatto di liste bloccate con elezione solo di “amici/amiche del padrone”.

Il pastrocchio di salvare la faccia dicendo che ora ci saranno le preferenze, ma non per i capolista è un paradosso (e un imbroglio): quasi tutti gli eletti saranno infatti solo capolista!  

Facciamo due conti: se alla Camera ci sono 49 collegi con 400 deputati da eleggere, in media saranno 8 per collegio. Un partito che ha il 25% ne eleggerà 2 di cui uno bloccato e l'altro "libero", ma i partiti sotto il 12.5% (ovvero tutti, presumibilmente, salvo FdI e PD) eleggerebbero soltanto il candidato bloccato. 

Circa la raccolta di firme “extra” per poter presentare le liste sembrava un tentativo un po' sciocco di rendere la vita più  difficile a Vannacci, (rischiando di diventare un boomerang e di motivare ancora di più i suoi aderenti), ma alla fine --  soprattutto in caso di elezioni anticipate - di fatto tutto resta come prima.  Attendiamo il testo finale, ma esprimo fin d’ora dubbi e scetticismo, mentre con questa nuova legge elettorale il destino appare segnato: SENZA UN ACCORDO CON VANNACCI IL CENTRO-DESTRA PERDERA' LE ELEZIONI, CHE VANTAGGIO HANNO AVUTO GLI STRATEGHI DI GOVERNO A MONTARE TUTTO QUESTO PASTICCIO?  

 

MANTICA, BONINO E COSTA: ADDIO A DEI POLITICI SERI

In settimana ci hanno lasciato tre personaggi che nel tempo hanno segnato la politica italiana: Emma Bonino, Raffaele Costa e l’amico carissimo Alfredo Mantica.

Ad Emma devo dire grazie per il suo coraggio, correttezza e per la linearità delle sue posizioni: credo che sarebbe stata un’ottima Presidente della Repubblica. La ricordo però anche per un fatto personale. Nel 1990 ero – come lei - consigliere regionale del Piemonte e veniva messo in atto contro noi due unici consiglieri del MSI-DN una totale discriminazione, anche in spregio al regolamento. Emma più volte e con forza (lei era consigliere radicale) intervenne apertamente in nostro favore, unica dell’allora “arco costituzionale”. Raffaele Costa era invece un gentiluomo di altri tempi, liberale coerente e convinto, già segretario nazionale del Partito Liberale, ministro, deputato ed infine presidente della “sua” provincia di Cuneo. Ci legava un’amicizia sincera e profonda che è poi continuata con suo figlio Enrico, cui rinnovo un abbraccio.

E poi Alfredo Mantica, amico da una vita, con il quale abbiamo condiviso il “pane e il sale” della politica. Debbo al suo coraggio nell’aiutarmi in una lunga vicenda giudiziaria contro l’allora corrotto Procuratore di Verbania se fui introdotto nel giro della ""politica che conta" e proprio di questi fatti ne parlo a lungo nel mio prossimo libro che uscirà tra poco. Ci univa una amicizia profonda, la malinconia nel commentare tanti errori ed occasioni passate, l’amore per l’Africa (era stato sottosegretario agli Esteri con delega alla cooperazione internazionale). Da tempo soffriva, ma oltre che per il fisico soprattutto per non poter più dare alla politica quello che avrebbe voluto. Alfredo Mantica, un amico speciale.

 

NETANYAHU  SAPEVA ?

In Israele si vota a fine ottobre, sarà una scelta pro o contro il premier Netanyahu, ma in Italia si parla poco di un’inchiesta giornalistica di grande importanza.

Il quotidiano israeliano Haaretz (che è vicino all’opposizione, ma è la principale e più nota testata del paese) ha pubblicato in anteprima che i giornalisti Shlomi Eldar e Ruth Yuval, hanno raccolto - dopo mesi di inchieste ed indagini riservate - le prove documentali e schiaccianti che Bibi Netanyahu sarebbe stato a conoscenza dell’attacco da Gaza del 7 ottobre, ma che non fece nulla per sventarlo e prevenirlo, ma - anzi - minimizzò le notizie confidenziali che gli venivano trasmesse.  

Ad informarlo sarebbe stato direttamente addirittura il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammad Bin Zayed in una lunga telefonata di 45 minuti già una settimana prima dell’attacco. L’Emiro avrebbe riportato elementi gravi e concordanti che però il premier israeliano avrebbe minimizzato e non avrebbe riferito neppure ai vertici del Mossad. Una notizia che – se confermata – sarebbe uno scoop clamoroso non solo “incendiando” la campagna elettorale, ma riaprendo i dubbi che tutti hanno sempre avuto su come sia mai stato possibile che Israele si fosse fatto trovare così impreparato davanti ad un attacco che evidentemente era pianificato da tempo e nei dettagli.

Una tesi è che Netanyahu avesse in quel momento “bisogno” di un attacco per distogliere l’attenzione sui suoi problemi giudiziari, bloccare ogni procedura di impeachment nei suoi confronti e – vista l’emergenza – riunire il paese rimandando ogni discussione politica interna. Il premier ha subito seccamente smentito, ma Haaretz ha portato tutta una serie di prove convergenti che sicuramente scateneranno infinite polemiche.

 

IL PENSIERO DEGLI ITALIANI

Ma cosa pensano veramente gli italiani dell’estrema destra tedesca, del proseguire o meno l’aiuto militare all’Ucraina e quali sono i leadeer maggiormente responsabili delle guerre nel mondo?

Ogni settimana “Termometro Politico” fotografa il pensiero degli italiani su temi di attualità e questa settimana il “focus” è stata la questione degli aiuti militari all’Ucraina. Continuando in una linea di tendenza che cresce lentamente ma continuamente di mese in mese, la maggioranza assoluta degli intervistati (2600 interviste realizzate con il metodo CAWI) conferma il proprio “no” ad aiuti militari a Kiev con solo il 14,8% del campione che vorrebbe incrementare gli aiuti all’Ucraina e il 24 % che ritiene come si dovrebbe mantenere lo status quo e quindi di non dover aderire ai fondi europei SAFE per coprire altre spese militari.

Il sondaggio di Termometro Politico conferma i risultati di altri Istituti demoscopici sottolineando che questa problematica sta diventando addirittura una delle ragioni principali del voto a Vannacci.

E’ molto interessante vedere infatti come si spalmano i contrari agli aiuti a Kiev su tutto l’arco politico scoprendo che il no è praticamente trasversale e che nella stessa area di governo il 50% degli elettori è comunque contrario a questo specifico punto della linea governativa. I dati incrociati – questa volta anche degli istituti Ipsos,  Euroskopia e Ixè – sono molto simili, con il 75/82 % degli elettori del M5S contrari agli aiuti militari, il 70/75% in AVS, percentuale che raggiunge l’85% per chi vota Vannacci. Scende al 58/63 % tra gli elettori della Lega, 45/48% tra gli elettori di FdI con la punta più bassa che viene rilevata tra gli elettori di Forza Italia che sono contrari agli aiuti militari solo per il 38/42% e quindi in maggioranza favorevoli.

Resta il mondo del PD dove solo il 30/35% degli intervistati è contrario agli aiuti, percentuale che raggiungono in Azione e Italia Viva il loro minimo assoluto tra 20 e il 25% ovvero rappresentando elettori che in larga parte vorrebbero continuare ad aiutare Kiev militarmente ed anzi aumentare questi aiuti. In sintesi il 55,4% è quindi contrario a continuare negli aiuti militari, i favorevoli sono il 38,8 % e concentrati maggiormente nell’area centrista e soprattutto di centro-sinistra.

Ne viene che lo scivolamento dei voti di elettori governativi verso Vannacci nasce proprio anche da questa tematica. Fossimo la Meloni ragioneremmo molto su questi numeri (e probabilmente anche la premier lo sta facendo) perché - se da una parte continuità e coerenza sono virtù - dall’altra è evidente che se più o meno la metà dei suoi elettori non condividono l’appoggio a Kiev la sirena Vannacci continuerà ad attrarre consensi. Forse una mediazione, condizionando gli aiuti a maggiore trasparenza, verifiche, impegni concreti di Kiev per la pace sarebbero la scelta più logica di un governo che deve prendere atto della “stanchezza” degli italiani verso Kiev.

Non è un caso che anche la fiducia nell’Europa sia in costante diminuzione e sia scesa globalmente intorno al 43%, che Trump rappresenti il più pericoloso responsabile per le guerre in atto (55,8%) perfino più di Putin (40,6%) e di Netanyahu (33,8%).

A sottolineare la potenza dei media il problema “guerre” viene comunque valutato il più grave solo dal 38,2% degli italiani, mentre le questioni climatiche sono ora balzate al 45,3% (rispetto al 24,4% di aprile).

Fermiamoci con i numeri per qualche riflessione: innanzitutto che le informazioni dei media sono quindi fondamentali e lo si vede anche per la questione climatica, ma – e questo è veramente anomalo – il “rigetto” verso l’Ucraina di Zelensky avviene nonostante che praticamente tutte le fonti giornalistiche siano a lui favorevoli e non siano certo schierate con Putin.

Logoramento dell’immagine, problemi di corruzione, stanchezza del conflitto: sta di fatto che questo è il “sentiment” complessivo, con una buona parte degli italiani che sostengono che per raggiungere la pace l’Ucraina dovrà comunque fare sacrifici territoriali e con l’80% che ritiene che la cosa più importante sia “comunque” raggiungere un cessate il fuoco subito, pur lasciando (60%) alla Russia i territori fino ad ora conquistati.

Dall’Ucraina alla Germania: come è vista AfD? Anche in Italia crescono le motivazioni del voto non solo per Vannacci, ma anche l’indice di “comprensione” verso la AfD tedesca che – e questo è significativo – se in qualche modo si riproducesse qui da noi – soprattutto in senso anti UE, anti Euro e anti-Shengen – avrebbe un potenziale di votanti intorno al 10% (quindi più o meno come Vannacci) e questo perché è soprattutto l’uscita dall’Euro che non convince.

Piuttosto ci sono opinioni molto diverse su “cosa” sia questo nuovo movimento tedesco.

L’ “allarme democratico”, potentemente sottolineato dai media, coinvolge soprattutto gli elettori di sinistra arrivando al 50% degli intervistati, ma il 40-45% degli elettori (gli altri si astengono) non esprime alcun timore verso questo partito considerandolo comunque una formula di dissenso democratico. Legato al tema è, in conclusione, il giudizio sull’obiettività dei media; il 45/50% degli italiani ritiene che i nostri media siano sufficientemente obiettivi, ma praticamente altrettanti sono convinti del contrario: voi che ne dite? Intanto l'Europarlamento ha votato ua legge per impedire le "fake news". Resta un problema: chi stabilisce quando una notizia sia  vera o falsa? Mi metto tra gli italiani scettici su quanto ci viene raccontato.

 

Un saluto e buon proseguimento!                                          Marco Zacchera 

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Quando mi capita di raccontare…
Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze..... (continua)
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Archivio STORICO de IL PUNTO di MARCO ZACCHERA
Il NUOVO LIBRO di MARCO ZACCHERA.....


E’ uscito un mio nuovo libro  “ GENTE DI LAGO: storie e racconti  del Lago Maggiore”
In 164 pagine - tutte a colori - ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche, quasi tutte inedite. Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.
Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali che con quest’opera hanno voluto riprendere il successo di “NELLE RETI DEL TEMPO”, una raccolta di foto e testi storici uscita oltre 10 anni fa ed oggi introvabile.
GENTE DI LAGO è in vendita al pubblico a 18 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano con dedica! - al prezzo ridotto di 16 euro (spese di spedizione comprese) o di 15 euro ciascuna se verranno richieste almeno 2 copie.
Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.
Un bel regalo, per esempio, in vista del prossimo Natale…
 
Marco Zacchera
PUBBLICAZIONE di MARCO ZACCHERA.....


 
L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE ?
 
Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed Immigrazione
 
 
(dall’introduzione..)
 
 
…Mentre in Italia sull’uso improprio della parola “razzista” si montano settimane di polemiche (come per il caso recente del governatore lombardo Attilio Fontana) pochi sanno che in Sudafrica si sta discutendo un emendamento costituzionale con il quale – se approvato – si potranno espropriare i terreni ai bianchi senza indennizzo, ma anche a vantaggio dei cinesi che in Sudafrica per legge sono equiparati ai neri.
 
Un razzismo alla rovescia – ma concreto - di cui non parla nessuno, un esempio di quante poche informazioni si hanno in questo campo
 
Scrivendo queste note (e con il contributo di PAOLA PALMA) ho cercato infatti di trasmettere – piacciano o meno – informazioni corrette, numeri certi, fatti documentati e poche opinioni.
 
Credo di conoscere bene la materia: ho passato tanti mesi della mia vita in Kenya e in Burundi, Uganda, Ruanda, Mozambico, Madagascar e in tanti altri paesi africani lavorando nel volontariato e toccando con mano tante situazioni disperate.  
 
Nell’aprile del 1994 – ero appena stato eletto deputato – per circostanze davvero fortunate non ci ho lasciato la pelle durante una rivoluzione in Burundi.
 
Di immigrazione e integralismo islamico scrivevo già trent’anni fa quando nessuno ci pensava, ma stando in Africa si capiva chiaramente cosa sarebbe successo e puntualmente i disastri si sono verificati. Vi avviso subito che senza sterzate decise andrà sempre peggio.
 
Intendiamoci, credo sia preciso dovere di tutti aiutare il prossimo: è un obbligo morale, cristiano e sociale, ma bisogna farlo con intelligenza, organizzazione, capacità e programmazione altrimenti non solo si finisce in un disastro, ma attecchisce anche la mala pianta della corruzione e dello sfruttamento alimentando rinnovato odio e razzismo.
 
Scopriamo insieme allora i numeri e i costi del fenomeno, la discriminazione nei fatti verso  tanti italiani, le ipocrisie che ci stanno dietro, le ambiguità vaticane, cosa stia effettivamente succedendo in Sudafrica oppure quali divisioni stiano spaccando la Nigeria, ma anche quali rischi concreti porti la mafia nigeriana.
 
Denunciamo finalmente il vorace neo-colonialismo cinese che viene taciuto e sottovalutato, la schiavitù nei paesi arabi e il moltiplicarsi dei musulmani in Europa con il rifiuto da parte di molti di loro ad accettare e condividere i principi costituzionali europei, così come è vergognoso il silenzio europeo sull’Eritrea e soprattutto sui disastri combinati nel mondo da troppe multinazionali senza scrupoli.
 
Se ne parla poco di tutti questi fattori, ma sono quelli che creano le cause che portano poi i poveracci a sbarcare disperati sulle nostre coste o a morire in mezzo al mare.
 
Ecco quindi che nel libro si lanciano proposte concrete e si propongono tutta una serie di dati statistici sconosciuti (perché spesso volutamente nascosti), così come un interessante sondaggio  sull’umore degli italiani con dati, numeri, fatti, circostanze inoppugnabili.  
 
 
Una informazione corretta e soprattutto documentata – anche se magari scomoda, anticonformista, sicuramente poco “buonista”– è però necessaria per portarci a riflettere, un po’ come il medico che ha il dovere di dire la verità al proprio paziente e non raccontargli balle.
 
Una realtà che potrà essere a volte impietosa e crudele, ma che va conosciuta da chi è malato (come lo è la nostra società italiana ed europea) per almeno tentare le cure necessarie alla sua sopravvivenza…
 
 

                                                                                      Marco Zacchera
CHI SONO.....
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Quando mi capita di raccontare…



Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze.
Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.

Sono stato educato in una famiglia profondamente cattolica, ma da sempre molto aperta al mondo e quindi già da bambino ho sentito  forte il senso della responsabilità.
Da ragazzo sono stato per molti anni uno scout e per stile di vita ho sempre percepito così una attenzione particolare alla natura, all’impegno sociale, al mio prossimo.
Mi sono laureato alla Bocconi in economia aziendale, ma ho lavorato già da giovanissimo negli alberghi di famiglia e poi svolto attività diversissime tra loro ma appassionanti anche perché non mi piace mai stare con le mani in mano.
Dal giornalista al pescatore professionista, dall’assicuratore a gestire alberghi ed aziende visto che sono poi diventato dottore commercialista e revisore dei conti.
Ho sempre amato lo sport (sono stato per tanti anni arbitro di calcio e ancora adesso appena posso vado a pescare sul mio lago o in giro per il mondo) ho compiuto centinaia di immersioni subacquee e poi paracadutismo, parapendio, rafting e rally automobilistici fino al settembre del 2005 quando  mi sono rotto la schiena andando fuori strada durante un rally in Valdossola.
C'è  stata  poi la politica, la mia grande passione. Ho cominciato da ragazzino nella "Giovane Italia" e nel "Fronte della Gioventù" e poi nel MSI-DN, in Alleanza Nazionale e infine nel PDL, almeno finchè è esistito.
Ricordo sempre con orgoglio che nella mia vita mi sono candidato 20 volte nelle più diverse elezioni e che sono stato eletto venti volte su venti: non so quanti altri possano dire altrettanto.
Nella mia famiglia si discuteva tanto di politica anche perché siamo cinque fratelli con cinque idee diverse (estrema sinistra compresa), con mio padre che invece era sempre stato democristiano. Sono cresciuto così nella cultura del dibattito e del confronto, in casa come a scuola, e già da ragazzo guidavo assemblee studentesche in aperta e continua dialettica contro  il “movimento studentesco” di estrema sinistra, anche se la maggioranza taceva e poi – spesso – mi appoggiava nelle assemblee.
Non ho mai partecipato ad episodi di violenza, anche se più di una volta ho sicuramente rischiato anche fisicamente per le mie idee.
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA

Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo-  mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.

Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma  soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.

A parte questi incarichi - e anche se ho ormai terminato questa lunga esperienza - continuo davvero a mettercela tutta soprattutto cercando di stare sempre vicino ai problemi della gente.
Ogni giorno ne scopro di nuovi, dalle piccole questioni personali ai grandi problema della nostra Italia e credo sia un punto d’onore impegnarsi concretamente e con onestà per cercare di risolverne qualcuno toccando con mano preconcetti, sprechi e ingiustizie, qualsiasi sia il ruolo che possiamo ricoprire nella società. Oggi posso solo farlo con la penna, e così pubblico articoli su molte testate giornalistiche.
Da quasi 20 anni  ogni settimana edito "IL PUNTO", un foglio via mail di notizie ed informazioni che mi permettono di spaziare sul mondo e sostenere le mie opinioni a diretto contatto con migliaia di lettori.  (chi lo volesse ricevere mi contatti su marco.zacchera@libero.it)
Bisogna a volte saper prendere posizioni scomode o controcorrente, spesso non comprese e contro le quali vi è a volte preconcetto, ma ne vale sempre la pena perché alla fine gli Ideali veri non sono una utopia, ma devono davvero essere traccia e obiettivo di vita.
Per questo  mi sento un cristiano semplice, che cerca di essere coerente e che crede che il Vangelo ci possa insegnare molto nella vita di ogni giorno, concretamente e ricordando soprattutto quella parabola dei "talenti" che nella vita vanno poi restituiti, almeno raddoppiati, prima della fine del viaggio.


Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi.  Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.

Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.

Anche per questi motivi e poiché volevo personalmente mettermi in gioco  nel giugno 2009 mi sono candidato a sindaco della mia città dove da 32 anni ero consigliere di opposizione e  mi hanno eletto con oltre il 54% dei voti al primo turno, primo sindaco di centro-destra a Verbania dopo 64 anni di sindaci e giunte sempre di sinistra o di centro-sinistra.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente  ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.
Intanto sono tornato a pescare appena posso sul mio lago e quando vedo le albe ed i tramonti - che spesso sul Lago Maggiore sono fantastici - mi considero sempre davvero un privilegiato, anche e soprattutto perché  ho la fortuna di poter vivere quei momenti.  Quando calo le reti in mezzo al lago mi ritrovo a fare gesti antichi come quelli dei miei nonni e dei miei avi e allora mi sento libero e felice nel profondo. A queste cose ho dedicato  “ NELLE RETI DEL TEMPO” e poi diverse edizioni di “GENTE DI LAGO” libri di storia per ricordare come si viveva sul Lago Maggiore nei secoli scorsi, mentre “LA MOSCHERUOLA” .racconta com’era l’Italia della mia giovinezza.
In un altro libro “L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? -  Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed immigrazione”, scritto a quattro mani con Paola Palma, abbiamo cercato di raccontare le tante esperienze in Africa con un serio approccio alle tematiche dell’immigrazione verso l’Europa, un fenomeno importante e che non può essere banalizzato.
Ad oggi non ho più incarichi pubblici se non quello di “Commissario italiano alla pesca per le acque internazionali Italo-Svizzere”  titolo altisonante quanto volontario con il quale e – come già faceva mio nonno quasi 90 anni fa – mi occupo di difendere e tutelare la pesca e l’ambiente dei nostri laghi.
Sono stato anche  nominato, ma  qui torneremmo  in campo professionale, presidente del Collegio sindacale di Finpiemonte, la finanziaria della nostra regione e in altri Enti e società.

Ma questi sono tutti  dettagli, l’importante è non cambiare mai nel profondo mantenendo fede agli impegni di  partenza cercando di aiutare gli altri per  restituire qualche “talento in piu” di quelli che il Grande Capo mi ha affidato alla partenza. Speriamo di riuscirci sempre, lo auguro anche a tutti voi.

In amicizia un saluto, Marco Zacchera...
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