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il PUNTO n. 1055 del 24 luglio 2026 di MARCO
ZACCERA Per
scrivermi o contattarmi: marco.zacchera@libero.it Numeri
arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it Ricordo che
“Il Punto” non va in vacanza ma - come ogni anno - da luglio fino alla fine di
settembre rallenta le sue uscite più o meno a ogni quindici giorni. Il prossimo
numero sarà quindi in uscita – salvo avvenimenti eccezionali – intorno al 7
agosto. Buone vacanze, almeno a chi le fa! KAKIR-RUGGERO NON FA 1 a 1,
RIFLETTIAMO SENZA PREGIUDIZI Come
prevedibile la sinistra ha approfittato del tragico caso di Bologna - dove un uomo
di origini marocchine, Abderrahin
Fakir , è morto mentre era stato fermato dalla polizia -
per almeno mediaticamente replicare alla vicenda del gioielliere Mario Roggero, quasi
volendo siglare un calcistico 1 a 1 che però - a mio avviso - è piuttosto una
doppia sconfitta per tutti e dove non pareggia nessuno. Lasciamo
perdere davvero ogni speculazione politica, attendiamo la fine delle indagini
per l'incredibile caso di Bologna (non può un uomo morire così e conta poco che
avesse dei reiterati precedenti penali!), augurandoci - come tutti - che ci
siano indagini esaustive ed obiettive. Addentriamoci
invece nel concreto - e anche qui senza preconcetti politici - sulla sentenza a
carico dell'orefice rapinato che di fatto – avendo Roggero 72 anni – lo ha condannato
all'ergastolo. Cos'è la
“Giustizia”? Da millenni è il voler stabilire con equità una condanna per chi
ha commesso un reato, ma ogni giudizio va sempre immerso nella situazione in
cui sono maturati i fatti e nel contesto complessivo della vicenda per poter
determinare un'equa proporzionalità della pena. Scandalizzerò
qualcuno sostenendo che la sentenza contro Roggero è forse sproporzionata ed
ingiusta, ma tecnicamente non è sbagliata. Non mi sono
quindi piaciuti i toni e il modo in cui diversi partiti di destra si sono
comportati cercando di superarsi a vicenda per catturare la “pancia” degli
elettori quasi che - visto che adesso c'è un Vannacci piglia-voti - si deve
creare una rincorsa a chi grida più forte per arrivare primi ed avere ragione. Facciamo
intanto un po' di chiarezza e ricordiamoci che la Cassazione non fa “un nuovo
processo” ma valuta solo la correttezza formale di sentenze precedenti di Corte
d'Assise e di Appello ed è quindi nei primi due gradi di giudizio che si deve
entrare nel merito. E' evidente
come Roggero abbia sbagliato uccidendo due persone, ma chi ha esaminato a fondo
il suo stato d'animo in quei momenti, immediatamente dopo una nuova rapina come
quella già subita anni prima e altri precedenti che – oltre a un violento
pestaggio - già gli avevano distrutto la famiglia e l'azienda? Secondo me
la sua appare soprattutto la reazione inconsulta di una persona in stato d'ira,
esasperata e che - tra l'altro – non ha sparato direttamente a delle persone ma
ad un'auto in fuga, senza mirare per volontà di uccidere. Era insomma nelle
effettive e piene condizioni psicofisiche di valutare quello che stava facendo? Per questa
la sentenza mi è sembrata decisamente esagerata, soprattutto anche per quanto
riguarda le pene accessorie. Vi sembra equa una provvisionale di indennizzo di
780.000 euro per le famiglie dei rapinatori uccisi (che in sede civile
potrebbero salire fino a 3 milioni) quando un padre di famiglia che muore
sul lavoro o viene tirato sotto per strada viene valutato molto meno come
indennizzo assicurativo? Per questo
credo che abbia fatto bene il governo a stabile di recente come andranno
esclusi indennizzi in futuri casi come questo: chi va a delinquere e sa di
farlo per lo meno ne affronti i rischi, anche se il nuovo principio non si
applicherà al pregresso caso Roggero. Insomma:
non ci si deve fare da soli, ma nello stesso tempo "Giustizia” deve anche
considerare tutte le circostanze e invece - giudicando in giusta modo così
pesante - per me e la pubblica opinione (e non certamente solo per quella di
destra) i magistrati in questo caso hanno esagerato. E' logico
che sia così subito esplosa la polemica politica con tutto il centro-destra a
difendere Roggero e una sinistra improvvisamente diventata muta e silenziosa,
rendendosi conto che questi erano anche i sentimenti di gran parte dei propri
elettori, ma non potendolo ammettere. In
parallelo è poi scattata la polemica sulla grazia presidenziale immediatamente
richiesta a gran voce, altra cosa che mi è parsa del tutto demagogica e
inoppoprtuna. Non si può
chiedere una grazia “in anticipo” ma nei tempi giusti e questa frenesia di
voler essere i primi della classe non sarà un bene nemmeno per Roggero
rischiando di diventare un boomerang contro lo stesso condannato vista la
copertura mediatica sul caso. Oltretutto
l'averla chiesta così precipitosamente – e di fatto buttandola in politica -
rende la questione ancor più delicata perché il “caso Minetti ” ha
avvelenato la materia. In quella
occasione il Quirinale - stizzito per polemiche poi rilevatesi totalmente
infondate in un caso guarda caso sparito dalle cronache - aveva subito messo le
mani avanti sottolineando come Mattarella avesse
deciso “solo dopo l'analisi del caso presentato dal ministro Nordio ” (che a sua
volta l'aveva avuta dalla Procura di Milano) lavandosene di fatto le mani e
lasciando intendere che fosse “un atto dovuto”. Stavolta
invece, appena diffusa la notizia che il ministro (legittimamente) stava
preparando un dossier per richiederla (dossier
peraltro non presentato, perché poi si è ragionato anche al Viminale, ma anche
qui occorreva correre per “farsi vedere”), da quello stesso
Quirinale si è andato giù a muso duro ricordando “che la grazia è un atto
prettamente nelle prerogative del Presidente della Repubblica”. Insomma, un
“non tiratemi la giacca, decido solo io”. Vero, ma
una plateale contraddizione con le parole dello stesso Mattarella di due mesi
fa. Adesso la
questione è comunque diventata una polpetta avvelenata: se Mattarella
procedesse con la grazia si metterebbe contro i magistrati di cui si è proclamato
di fatto santo protettore e super-paladino anche per le recenti vicende
referendarie, se non la firmerà sarà attaccabilissimo visti i precedenti e il
pensiero corrente di buona parte della pubblica opinione. La cosa più
saggia sarebbe stata non
procedere in termini immediati alla carcerazione di Mario Roggero (che tanto
non scappava e che invece è stato subito incarcerato) differendone
l'applicazione della pena e intanto abbassare tutti i toni per poi far seguire
nei tempi giusti la richiesta di una grazia “parziale” (come previsto dall'art.
87 della Costituzione), magari per arrivare ad una riduzione di pena per
portarla intorno ai 4 anni e consentendo quindi a Roggero di accedere presto a
pene alternativo dopo un primo periodo di carcerazione. Un'uscita
pratica, concreta e soprattutto equa, anche se resta aperto il punto di fondo:
dove finisce la legittima difesa e scatta l'omicidio? Quanto contano le
situazioni specifiche, l'attimo del dramma, i precedenti, il contesto generale
dell'ordine pubblico? Penso che
abbiano davvero sbagliato i giudici a non considerare più a fondo questi
aspetti difensivi dimostrando - una volta di più - di vivere in una loro
speciale e intoccabile torre d'avorio molto spesso avulsa dalla realtà, eppure
con la presunzione di esprimere sempre sentenze “in nome del popolo italiano”. CHI E' CAUSA DEL SUO MAL… Dall' Associazione Nazionale Magistrati al
solito procuratore Nicola
Grattieri la magistratura si sente adesso “sotto attacco”
per il caso Roggero eppure – come ho scritto più sopra – non si trattava di
mandare assolto un imputato, ma semmai di interpretare anche il contesto, i
precedenti, la non premeditazione del caso e ricordare – in definitiva - come
Roggero avesse agito in un evidente stato di alterazione psicofisica. Cose che
hanno capito tutti senza bisogno che le ricordassero Salvini & C.
perché sono evidenti al comune sentire, anche tra quelli che votano a sinistra
i cui leader - salvo eccezioni - sono infatti scesi in una catalessi tombale
nei commenti sulla condanna. Poi alla
sinistra non è parsa vero l'occasione di Bologna per rimettersi in gioco. Voglio
esprimere subito una tristezza sincera per il morto e comprensione per il
dolore dei famigliari, ma non è forse strumentalizzazione anche quella del
sindaco bolognese che chiama la gente in piazza al tramonto, dà la parola alla
sorella che attribuisce colpe non ancora definite e fa montare la rabbia della
folla? Un sindaco
non è un cretino e tantomeno lo è Matteo
Lepore che però ha appunto giocato la carta dell' intestarsi la
protesta politica contr la Meloni,
Piantedosi, il governo e le forze dell'ordine senza considerare
che con il correre delle ore la tesi della violenza degli agenti è apparsa
sempre più sfumata (l'autopsia chiarirà), ma che ovviamente la piazza sarebbe
diventata un detonatore di violenza. “Non era la
nostra piazza” ha poi dichiarato il sindaco, dimenticandosi di vedere i filmati
con le relative e comuni bandiere rosse e facendo finta di stupirsi se si erano
intruppati nel mucchio tutti i violenti della zona pronti ad ogni
occasione per darla ai poliziotti. Che poi ci
siano stati 64 feriti tra le Forze dell'ordine, auto bruciate e danneggiamenti
vari e nessun fermo nonostante le immagini che abbiamo tutti visto in TV appare
già di per sé una anomalia, ma speriamo che - placati gli animi - si proceda
contro i violenti, altrimenti tutto è buono per fare casino, bruciare auto e
scassare vetrine. Ma torniamo
all'inizio, ai Signori Magistrati che si sentono ingiustamente accusati. Scusate, ma
come può almeno una parte della magistratura italiana non accorgersi che queste
sono le ovvie ricadute non solo di certe sentenze, ma anche di evidenti
comportamenti di Lor Signori? Se festeggio al canto di “bella ciao” un esito
referendario non posso poi dire di essere apolitico, se condanno di fatto
all'ergastolo un settantaduenne che avrà reagito in modo inaccettabile, ma dopo
i precedenti che abbiamo visto, come ci si può poi lamentare? Così come
il sindaco Lepore non può dire che quelli che hanno incendiato il centro di
Bologna “sono compagni che sbagliano” perché quello che oggi dice il PD guarda
caso è esattamente la stessa tesi che sosteneva l'allora PCI ai tempi delle
Brigate Rosse e tutti sanno come è andata a finire. I
magistrati meritano assoluto rispetto, ma devono anche dimostrare di meritarlo
con la loro autorevolezza, indipendenza e terzietà. Ho letto
una intervista al Procuratore della Repubblica di Asti (PM in primo grado del
caso Roggero) che fa venire i brividi quando afferma che “la legge è la legge”. Certo, ma
credo che vadano sempre considerate le circostanze, altrimenti non servono i processi,
basta far decidere a un computer che il codice penale lo conosce a memoria! Morale:
diamoci tutti davvero una calmata, chi ha più responsabilità dia il buon
esempio e questo vale per i politici, anche per i Signori Magistrati. MAFIA? Una notizia
piccola piccola: il Consiglio di Stato ha annullato la multa di 3,7 milioni cui
era stata condannata la società “Caronte
& Tourist” per “abuso di posizione dominante e prezzi
eccessivi” gestendo di fatto in regime di semi-monopolio i traghetti sullo Stretto
di Messina. Quando un Paese è incapace di realizzare un'opera pubblica
fondamentale come il Ponte sullo Stretto per i mille incagli che continuamente
la bloccano, pensate anche al potere che di fatto dimostra con questa sentenza
chi perderebbe i propri profitti se arrivasse il nuovo ponte, profitti che
accumula indisturbata da decenni gestendo i traghetti e che si dimostra più
forte della stessa Autorità pubblica. OSVALDO
BAGNOLI Proprio nei
giorni tristi in cui la mia squadra del cuore – il Verbania calcio – non veniva
iscritta al campionato per una diatriba tra società ed amministrazione comunale
è morto Osvaldo
Bagnoli , un mio amico personale che aveva concluso la sua
carriera di giocatore proprio al Verbania in serie C e da dove ha poi iniziato la
sua lunga e vincente carriera di allenatore. Bagnoli era
una persona saggia e speciale, profondamente umana, seria. Pochi sanno che
aveva una figlia non vedente che in quegli anni, quando c'erano gli
allenamenti, portava spesso allo stadio facendola giocare sul prato dietro le
porte mentre lui allenava la squadra. Attimi di
profonda umanità che sono diventati il mio ricordo speciale di Osvaldo, con la
sua bimba che gli correva incontro in quello spicchio di verde... MILLE
PUNTI…FANNO UNA VITA. Al compimento
del 1000° numero del Punto – giusto un anno fa – avevo promesso ai lettori che
avrei raccolto in un libro gli articoli più interessanti. Un anno dopo il libro
è quasi pronto, ma sta diventando molti di più che una rilettura di quanto
apparso in 22 anni su queste colonne (ho recuperato anche il primo numero
dell'agosto 2004!). Sarà quindi un volume ricco di fotografie, ricordi,
interviste, articoli, reportage da tutte le parti del mondo raccontando non
tanto la mia vita quanto la politica italiana e i suoi personaggi dagli anni
'70 ad oggi insieme ad una serie di approfondimenti di attualità su Trump,
l'Italia e l'Europa, il clima che cambia e le guerre che non finiscono
mai. BUON TUTTO A TUTTI!! Marco Zacchera |



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.