Il PUNTO n. 1050 del 12 giugno 2026
di MARCO
ZACCHERA
Per
scrivermi o contattarmi: marco.zacchera@libero.it
Numeri
arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it
TRAVAGLIO VA ALLA GUERRA
Conosco da
tanti anni Marco Travaglio,
Quando nei primi anni ’90 ero un battagliero consigliere regionale missino in
Piemonte (e lui lavorava per “Repubblica” ) gli passavo le veline degli scandali che
andavo scoprendo in regione e che poi lui pubblicava, chissà se lo ricorda
ancora.
E’ una
testa libera, ma anche un furbacchione. Di sicuro da qualche giorno, dopo le
smentite alle ricostruzioni del suo Fatto
Quotidiano sulla grazia alla Minetti
e la conseguente una brutta figura megagalattica, ha reagito nell’unica maniera
possibile: attaccando.
Lo ha fatto
in maniera molto pesante contro la Procura di Milano, ma d'altronde non aveva
scelta. Se avesse ammesso che le sue fonti erano per lo meno sapientemente
“montate” avrebbe fatto brutta figura con i suoi lettori e perso ogni
credibilità, quindi avanti con nuovi attacchi alla Procura colpevole di aver
”assolto sé stessa” .
Lo ha fatto
con toni da querela, perché sa benissimo che questa è sempre è la migliore
strategia: una parte dei lettori gli crederà comunque qualsiasi cosa racconti e
se la Procura resterà silenziosa implicitamente ammetterà di aver avuto torto.
Se invece
la Procura replicherà denunciandolo Travaglio lui sa benissimo che questi
processi non finiscono mai e che potrà perfino uscirne – qualunque sia l’esito
– con l’aureola del martire.
Non siamo
più ai tempi di Guareschi
quando - per aver pubblicato una vignetta sul “Candido” sull’ allora presidente
Einaudi -
il giornalista finì davvero in galera per diffamazione e fu detenuto nel
carcere di Parma per oltre 400 giorni!
Non solo
Travaglio in carcere non ci andrà mai, ma se anche domani fosse condannato a
pagare i danni alla Minetti e ai Magistrati, tra un ricorso ed un appello campa
cavallo.
Resta un
particolare: se ad attaccare la Procura è qualcuno di destra si scatena sempre
il finimondo di lesa maestà, se lo fa Travaglio tutti restano in un
(imbarazzato) silenzio, PD, sinistra e ANM compresa.
SONDAGGI: L’UCRAINA NON
SCALDA PIU’
Passano gli
anni e la guerra in Ucraina purtroppo continua, mentre l’Europa ufficiale
insiste nelle sanzioni contro la Russia. Stranamente i sondaggisti nostrani
sembrano restii a dare risultati chiari sui sentimenti della pubblica opinione
e allora ci pensa “Euronews” (tra l'altro agenzia pagata dalla UE) che ci
spiega come il 79% dei danesi si senta (ancora) fortemente ostile contro la
Russia, mentre man mano si scende con questo spirito bellicoso nelle altre
nazioni: in Germania solo il 51% è “pro Kiev”, il 40 % in Francia mentre in
Italia solo il 32% vorrebbe militarmente ancora aiutare l’Ucraina.
La
possibilità che la Russia, finito con Zelensky,
voglia poi attaccare l’Europa preoccupa la maggioranza degli inglesi e
dei danesi, ma solo il 50% dei tedeschi e il 39% degli italiani, dei quali però
solo l’11% ritiene “probabile” un’invasione russa.
Intanto,
nei giorni scorsi, si è parlato di una “lettera di pace” che Zelensky ha
mandato a Putin
proponendogli di vedersi per far finire la guerra, ma che gli ha risposto di
no.
Per favore,
chi ci tiene ad un minimo di informazione corretta se la vada a leggere (è
recuperabile facilmente il testo integrale sul sito de Il Sole 24 ore).
Chi la
leggerà capirà subito, visto il tono di provocazione e scherno, del perchè
Putin abbia risposto di no. Ma insisto: per favore, leggetela, perché è un
perfetto esempio di come vengano poi gestite le notizie mentre i fatti che
andrebbero separati dalle opinioni.
Peccato che
i nostri maggiori media “indipendenti” non l’abbiano pubblicata, visto che era
tutt’altro che un’offerta di pace!
TUTTI GLI UOMINI (E LE
DONNE) DEL PRESIDENTE
La vicenda
Minetti, poi rivelatesi una bufala, ha sottolineato l’allargarsi di una
crescente distanza tra Mattarella
e la sinistra che - nel tentativo di colpire il governo - di fatto aveva
criticato la decisione circa la grazia concessa all’ex igienista dentale di
Berlusconi.
L’inchiesta
del Fatto Quotidiano si
è trasformata in un boomerang fastidioso per chi aveva contestato la grazia
presidenziale e la conferma della trasparenza del procedimento è diventata così
non solo una smentita clamorosa del foglio para-ufficiale del M5S ma anche di
chi l’aveva seguito nell’operazione, ovvero gran parte della sinistra, con il
Pd ora in totale e silenzioso imbarazzo.
Al caso
Minetti va poi aggiunta l’assenza di Elly
Schlein e dei capigruppo parlamentari PD alla parata della
festa della Repubblica e una posizione ondivaga sulla NATO che Mattarella
continua invece a difendere a spada tratta.
Queste
smagliature hanno fatto capire a Mattarella che con questa sinistra la partita
per la sua successione tra tre anni sarà molto meno scontata di quanto non
apparisse solo qualche settimana fa.
Piegato il
governo al referendum, infilzata la Meloni soprattutto perché accusata di
filo-trumpismo (e per questo in caduta nei sondaggi) e con in vista un turno
amministrativo che si prospettava favorevole, la sinistra e soprattutto il Pd
avevano dato quasi per scontato che la bilancia fosse ormai pronta a pendere
verso di loro alle prossime elezioni politiche.
Un disegno
che riassicurava Mattarella sul prossimo esito elettorale e quindi sui numeri
necessari per favorire in qualche modo la continuità politica della sinistra
alla presidenza della Repubblica nel successivo settennato, magari con un altro
cattolico di sinistra alla Gentiloni.
Macché: la
Meloni ha cominciato a trattare e smarcarsi seriamente a Bruxelles (anche
perché lo spauracchio Vannacci
sta diventando per lei un pericolo reale e deve marcare punti sul suo fianco
destro), a Venezia il PD ha fatto cilecca, il bis è venuto da ballottaggi e il caso
Minetti si è sgonfiato, enfatizzando la clamorosa battuta a vuoto di chi si era
spinto – vedi la Serracchiani
– a chiedere perfino le dimissioni di Nordio.
Una richiesta che oggi appare preconcetta e ridicola.
Ma
soprattutto Mattarella ha dovuto prendere atto di come il Pd a guida Schlein
sia sempre più squassato dalle polemiche interne e dal nodo della leadership
nel “campo largo”, una crisi ratificata anche dal recente abbandono dal PD,
dopo la Madia,
anche di Pina Picierno,
ex Ppi proprio come il capo dello Stato.
Nello
stesso tempo il M5S ha capito che solo l’estremismo può permettergli di
raccogliere ancora dei voti dal bacino della protesta e quindi si spinge su
posizioni sempre più massimaliste, rischiando così, però, di strappare
ulteriormente la tela pazientemente tessuta dal Colle per costruire un fronte
unitario imperniato su una sinistra “rosata”.
Diventa
così sempre più difficile pensare ad una condivisa soluzione unitaria, unico
antidoto per battere il centrodestra alle prossime politiche e per avere così
poi i voti per rieleggere il prossimo inquilino del Quirinale.
D'altronde
la contraddizione a sinistra è massima su tutte le questioni più importanti,
che vanno dal riarmo europeo alla exit-strategy in Ucraina, dall’appoggio alla
linea iper-green di Bruxelles ai rapporti con Mosca e Tel Aviv. Difformità
sostanziali per dare sufficienti garanzie di coesione e di durata per quella
prossima, ipotizzabile nuova maggioranza che auspica il Presidente.
Rischia
insomma di non bastare il collante del “no alla Meloni” per costruire
un’alternanza. Il riarmo, la Nato, la questione Gaza potrebbero anzi
approfondire le fratture esistenti. Insomma, un Quirinale rimasto senza partito
di riferimento visto gli acciacchi del PD e del “campo largo” con un Mattarella
che, se l’alternanza politica non ci sarà, potrebbe doversi rassegnare al
cambio (finalmente) di colore politico alla Presidenza della Repubblica dopo
decenni di presidenti eletti a sinistra.
NAZIONALE ?!
Certo che è
strano: la Nazionale di calcio dei miliardari spompati resta a casa, umiliata,
dai mondiali per la terza volta mentre le nazionali giovanili Under 17,
Under19, e Under 21 si comportano benissimo vincendo a tutti i livelli
internazionali.
Ma dove e
perchè si spengono tutti questi talenti, arrivati alla soglia della serie A?
Per società che giocano sui bilanci e non sui vivai.
Comunque
adesso a parole si cambia (o ci si illude di cambiare) e quindi, nelle
amichevoli contro Lussemburgo e Grecia, debuttano le future forze nuove.
Solo che -
a parte Donnarumma –
sono giocatori che non conosce nessuno perché è arrivata l’ ora dei vari Ahator, Chiarodia, Koleosho, Ekhator,
Ndour…italiani? Come no, il passaporto ce l’hanno e quindi giù
il cappello. Certo era diverso quando gli azzurri erano Zoff, Mazzola, Rivera, Riva, Paolo
Rossi, Buffon, Totti, Baggio… scusatemi, ormai sono fuori dal
tempo!
BUONA SETTIMANA A TUTTI
Marco Zacchera
Questo numero de IL PUNTO è stato scritto l’8 giugno 2026



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.