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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA


 

IL PUNTO n. 1048 del 29 maggio 2026

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

Risultato discreto per il centro-destra nelle elezioni amministrative parziali di domenica, un segnale di ripresa dopo la sconfitta referendaria. Se poi qualcuno si sorprende per il 14% di Vannacci a Vigevano mediti che forse è anche il segnale che molti elettori  vorrebbero vedere un po' più di “destra” anche nell’azione di governo.

 

MERZ ALLA RISCOSSA

E’ passato giusto un anno dall’insediamento del cancelliere tedesco Friedrich Merz e il suo indice di gradimento naviga tra il 13 e il 22% (il più basso tra i leader occidentali) con i tre quarti dei tedeschi che si dice “deluso” dal proprio leader.

Occorre quindi sparigliare ed ecco l’ ‘asso nella manica? del cancelliere: nuovi prestiti all’Ucraina che presto dovrebbe comunque essere “associata” all’Europa, rilancio dell’industria bellica tedesca, “no” allo sforamento di bilancio per gli altri paesi europei salvo che per le spese destinate alla difesa che –  guarda che caso – vedono proprio nella Germania il principale centro di produzione.

Un programma che a qualcuno comincia a far ricordare lo “spazio vitale” tedesco degli anni ’30, quel “Lebensraum” che Hitler invocava verso l’est europeo riunendo tutte le popolazioni di lingua tedesca per assicurarsi le loro risorse e creare la “Grande Germania”.

Intanto pochi si fanno (o possono farsi) delle domande essenziali proprio su quell’Ucraina dove da oltre quattro anni c’è la legge marziale, non si tengono elezioni neppure locali, è vietato opporsi a Zelensky e anche i grandi scandali vengono nascosti, salvo a volte i più clamorosi. Quanti italiani sanno, per esempio, che la scorsa settimana il tribunale di Kiev ha confermato l’arresto di Andry Yermak, l’ex braccio destro proprio di Zelensky e considerato il “numero due” del potere a Kiev? Accusato di essersi appropriato in proprio di oltre 10 milioni di dollari, Yermak è accusato di aver organizzato “un consorzio criminale” che comprendeva, tra gli altri, l’ex vice-primo ministro Oleksiy Chernyshov e l’ex socio in affari di Zelensky Timor Mindich.

Solo Zelensky ne esce (per ora) sempre bianco come un giglio, mentre i suoi collaboratori finiscono in galera. Noi affidiamo a questa gente decine di miliardi che spariscono in un gorgo di tangenti e malaffare quando in Italia non si trovano i fondi neppure per ridurre il prezzo del gasolio? Eppure sono notizie che in Europa e in Italia passano sotto sostanziale silenzio.

 

BOICOTTARE LA 7 ?

Una volta LA 7 era un canale rispettabile, interessante, abbastanza super partes. Adesso è diventato di una faziosità totale e in tutti i programmi di intrattenimento – dalle battute di Crozza alla Gruber, a Floris, alle trasmissioni in prima serata – è un monocorde, quotidiano attacco al governo, alla Meloni, al centro-destra. Ospiti faziosi che parlano senza interruzione, quasi nessun confronto, conduzioni visibilmente partigiane.

E se gli elettori di centro-destra cominciassero a boicottarla? Magari anche Cairo capirebbe che servirebbe alla 7 un po' più di obiettività e pluralismo.

 

Riflessione: “IN DUBIO PRO REO”    DA STASI  A  ZUNCHEDDU

Una massima latina che significa come – se c’è un dubbio – la sentenza deve essere a favore dell’accusato e non il contrario.

Invece se sull’omicidio di Garlasco si è detto e scritto di tutto, pochi ricordano che Alberto Stasi era stato assolto nel 2009 in primo grado, ricorse il PM ma l’imputato fu nuovamente assolto in appello nel 2011. Ricorse ancora il PM e la Cassazione lo rinviò  a processo dove questa volta fu condannato a 16 anni. Nuovamente chiamata a decidere, la Cassazione confermò la sentenza nonostante che perfino il procuratore generale avesse chiesto l’annullamento della condanna. Insomma, se adesso saltano fuori tante prove “innocentiste” come fecero quei giudici a condannare se le prove evidentemente erano insufficienti o non chiare? Ma pagheranno mai se hanno clamorosamente sbagliato?

Un grande pasticcio che il pubblico ha conosciuto solo per il morboso interesse dei media, ma quanti altri casi colpiscono le persone e ne cancellano la vita e spesso restano nascosti, dimenticati, mentre raramente emerge l’aspetto di fondo, ovvero “l’ingiustizia della giustizia”?

Nessuno ricorda per esempio la storia di Beniamino Zuncheddu, pastore sardo, figura rimasta lontana dai riflettori TV ma che è il recordman italiano degli errori giudiziari. Accusato di triplice omicidio, condannato all’ergastolo nei vari gradi di giudizio, ha scontato quasi 33 anni di carcere prima di essere dichiarato estraneo ai fatti pur con una sentenza così contorta che sembra più che altro voler “coprire” i giudici che man mano ne avevano confermato la condanna. Certo, erano omicidi di pastori sardi, per molti gentaglia considerata solo un gradino più in alto delle pecore, ignoranti che avrebbero sfigurato in un reality-show e che neppure parlano bene italiano: l’interesse morboso dov’è, se non c’è di mezzo almeno una vittima giovane e carina?

Troppo spesso la giustizia che cerca la verità non la trova, ma fa finta di trovarla e questo avviene soprattutto se un accusatore insiste o si intestardisce su una “sua” tesi e - più passa il tempo - più farebbe brutta figura se ammettesse il contrario. 

Una volta la giustizia era legata ai testimoni, a volte reticenti, ricattati, impauriti o semplicemente prezzolati, ma oggi – nell’era tecnologica – contano i “social”.

Si legano a tante vicende di una giustizia-spettacolo che ormai come “prova” porta le intercettazioni ambientali, spesso con l’estrapolazione di frasi tratte tra migliaia di messaggi, chat, telefonate registrate nel corso magari di decenni, come sembra avvenire ora per Garlasco.

Adesso Andrea Sempio sembra diventato “colpevole” soprattutto perché avrebbe detto, scritto o confidato qualcosa a qualcuno o in un soliloquio, ma si scopre così -  soprattutto - che tutto quello che ciascuno di noi può aver detto, scritto o pronunciato al telefono - magari anche molti anni fa – o ha scritto su un computer è sempre disponibile per essere tolto dal freezer, risentito, interpretato, reinterpretato, pubblicato magari anche al di fuori di qualsiasi contesto temporale.

Una frase estratta da un contesto, ma che può schiacciarti soprattutto se riportata di terza mano. E’lo stesso concetto che poi arriva a far “montare” la notizia a “Porta a Porta” o a “Quarto Grado” dove per Garlasco ora si enfatizzavano alcune frasi estrapolate da migliaia di altre intercettazioni per “rileggere” una possibile storia del delitto in senso contrario a quanto veniva prima addebitato a Stasi.

Non mi interessa la cronaca perché il problema vero – ben al di là del caso di Garlasco - è che intanto tutti siamo spiati, ascoltati, intercettati, utilizzati e questa nuvola di dati resta depositata nella mostruosa memoria informatica che sempre più precisa incomberà per sempre su di noi, indistruttibile.

E mentre la “verità” è sempre più virtuale (così come certe prove di DNA almeno sospette), chi poi sbaglia - se giudice - quasi sempre non paga mai e la prova ne è proprio il povero Beniamino Zuncheddu a cui lo Stato per ora ha rimborsato solo la miseria di 30.187 euro per “ingiusta detenzione”: pochi? Sono due euro e mezzo al giorno, ma cosa volete che valgano 33 anni di vita di un povero, ignorante pastore?

 

IL VOTO ISLAMICO

Netta sconfitta del PD a Venezia che ha inserito candidati manifestamente islamici nelle sue liste, con pubblicità e video in arabo e bengalese.

C’è chi si scandalizza, chi ironizza, ma forse il centro-destra dovrebbe riflettere perché sempre più elettori saranno originari da aree musulmane e - così come una volta c’era la Democrazia Cristiana a guidare il paese – sono già arrivate anche liste dichiaratamente musulmane a raccogliere i propri elettori con una sinistra che si appresta a controllarle.

C’è stato scandalo perché a Vigevano perfino la Lega Nord ha inserito in lista esponenti della locale comunità islamica, ma una volta di più – ed è qui la differenza rispetto alla campagna del PD – va sottolineato come non debba essere la religione a contare, ma quanto i candidati siano inseriti nella comunità.

Chi vota è diventato cittadino italiano e visto che dovrebbero trascorrere dieci anni dall’arrivo in Italia per diventarlo e poter votare stupisce piuttosto la necessità del PD di pubblicizzare i propri candidati addirittura in lingua originale, come se i suoi potenziali elettori non conoscano sufficientemente l’italiano per dover essere istruiti al voto nella loro lingua-madre.

Un segnale pericoloso di non integrazione, mentre non vedo proprio nulla di male se un musulmano si candida (sostenere il contrario, tra l’altro, sarebbe un evidente razzismo).  

Forse che una buona parte degli alunni delle scuole primarie non sono oggi arabo-musulmani? E allora dov’è lo scandalo se i loro genitori si candidano, come hanno fatto (vincendo) i sindaci di grandi città del mondo da Londra a New York?

Ragioniamo piuttosto su come queste presenze sempre più diffuse incidano sul costume, le abitudini e la realtà quotidiana, sul dovere di non denigrarle ma di chiedere una integrazione effettiva in un rispetto reciproco che significa accettare le opinioni altrui, ma anche non nascondere quelle storiche del paese ospite o, peggio, sottomettersi ad abitudini dei nuovi arrivati.

C’è poi il problema politico perché è assurdo che la destra non si renda conto che non basta stupirsi, ma bisogna adeguarsi nelle risposte. Se la gente non vota e non si sente coinvolta forse è ora di chiedersi maggiormente il perché di questa disaffezione collettiva per la cosa pubblica, sottolineata da una generale diminuzione dei votanti, e agire velocemente di conseguenza.

Negli USA assistiamo ad un fatto incontestabile: i “vecchi” immigrati sono diventati baluardo del senso di appartenenza americano, spesso schierandosi proprio contro le ondate di neo-immigrazione clandestina ricordando i sacrifici e le regole imposte ai loro genitori, ma orgogliosi di essere ora cittadini americani, una nazionalità “conquistata” e quindi da tutelare e difendere.

I ragazzi delle coppie che da poco sono arrivate o si sono formate in Italia provenienti da paesi lontani, ma che crescono qui da noi hanno in fondo davanti due strade: integrarsi e crescere nella loro nuova patria sentendola “loro” o rimanere ai margini con tutte le conseguenze devastanti che troppo spesso ci ricordano i fatti di cronaca.

 

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI !                              Marco Zacchera

 

Questo numero de IL PUNTO è stato scritto lunedì 25 maggio   

CHI SONO....

Quando mi capita di raccontare…
Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze..... (continua)
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Il NUOVO LIBRO di MARCO ZACCHERA.....


E’ uscito un mio nuovo libro  “ GENTE DI LAGO: storie e racconti  del Lago Maggiore”
In 164 pagine - tutte a colori - ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche, quasi tutte inedite. Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.
Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali che con quest’opera hanno voluto riprendere il successo di “NELLE RETI DEL TEMPO”, una raccolta di foto e testi storici uscita oltre 10 anni fa ed oggi introvabile.
GENTE DI LAGO è in vendita al pubblico a 18 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano con dedica! - al prezzo ridotto di 16 euro (spese di spedizione comprese) o di 15 euro ciascuna se verranno richieste almeno 2 copie.
Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.
Un bel regalo, per esempio, in vista del prossimo Natale…
 
Marco Zacchera
PUBBLICAZIONE di MARCO ZACCHERA.....


 
L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE ?
 
Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed Immigrazione
 
 
(dall’introduzione..)
 
 
…Mentre in Italia sull’uso improprio della parola “razzista” si montano settimane di polemiche (come per il caso recente del governatore lombardo Attilio Fontana) pochi sanno che in Sudafrica si sta discutendo un emendamento costituzionale con il quale – se approvato – si potranno espropriare i terreni ai bianchi senza indennizzo, ma anche a vantaggio dei cinesi che in Sudafrica per legge sono equiparati ai neri.
 
Un razzismo alla rovescia – ma concreto - di cui non parla nessuno, un esempio di quante poche informazioni si hanno in questo campo
 
Scrivendo queste note (e con il contributo di PAOLA PALMA) ho cercato infatti di trasmettere – piacciano o meno – informazioni corrette, numeri certi, fatti documentati e poche opinioni.
 
Credo di conoscere bene la materia: ho passato tanti mesi della mia vita in Kenya e in Burundi, Uganda, Ruanda, Mozambico, Madagascar e in tanti altri paesi africani lavorando nel volontariato e toccando con mano tante situazioni disperate.  
 
Nell’aprile del 1994 – ero appena stato eletto deputato – per circostanze davvero fortunate non ci ho lasciato la pelle durante una rivoluzione in Burundi.
 
Di immigrazione e integralismo islamico scrivevo già trent’anni fa quando nessuno ci pensava, ma stando in Africa si capiva chiaramente cosa sarebbe successo e puntualmente i disastri si sono verificati. Vi avviso subito che senza sterzate decise andrà sempre peggio.
 
Intendiamoci, credo sia preciso dovere di tutti aiutare il prossimo: è un obbligo morale, cristiano e sociale, ma bisogna farlo con intelligenza, organizzazione, capacità e programmazione altrimenti non solo si finisce in un disastro, ma attecchisce anche la mala pianta della corruzione e dello sfruttamento alimentando rinnovato odio e razzismo.
 
Scopriamo insieme allora i numeri e i costi del fenomeno, la discriminazione nei fatti verso  tanti italiani, le ipocrisie che ci stanno dietro, le ambiguità vaticane, cosa stia effettivamente succedendo in Sudafrica oppure quali divisioni stiano spaccando la Nigeria, ma anche quali rischi concreti porti la mafia nigeriana.
 
Denunciamo finalmente il vorace neo-colonialismo cinese che viene taciuto e sottovalutato, la schiavitù nei paesi arabi e il moltiplicarsi dei musulmani in Europa con il rifiuto da parte di molti di loro ad accettare e condividere i principi costituzionali europei, così come è vergognoso il silenzio europeo sull’Eritrea e soprattutto sui disastri combinati nel mondo da troppe multinazionali senza scrupoli.
 
Se ne parla poco di tutti questi fattori, ma sono quelli che creano le cause che portano poi i poveracci a sbarcare disperati sulle nostre coste o a morire in mezzo al mare.
 
Ecco quindi che nel libro si lanciano proposte concrete e si propongono tutta una serie di dati statistici sconosciuti (perché spesso volutamente nascosti), così come un interessante sondaggio  sull’umore degli italiani con dati, numeri, fatti, circostanze inoppugnabili.  
 
 
Una informazione corretta e soprattutto documentata – anche se magari scomoda, anticonformista, sicuramente poco “buonista”– è però necessaria per portarci a riflettere, un po’ come il medico che ha il dovere di dire la verità al proprio paziente e non raccontargli balle.
 
Una realtà che potrà essere a volte impietosa e crudele, ma che va conosciuta da chi è malato (come lo è la nostra società italiana ed europea) per almeno tentare le cure necessarie alla sua sopravvivenza…
 
 

                                                                                      Marco Zacchera
CHI SONO.....
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Quando mi capita di raccontare…



Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze.
Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.

Sono stato educato in una famiglia profondamente cattolica, ma da sempre molto aperta al mondo e quindi già da bambino ho sentito  forte il senso della responsabilità.
Da ragazzo sono stato per molti anni uno scout e per stile di vita ho sempre percepito così una attenzione particolare alla natura, all’impegno sociale, al mio prossimo.
Mi sono laureato alla Bocconi in economia aziendale, ma ho lavorato già da giovanissimo negli alberghi di famiglia e poi svolto attività diversissime tra loro ma appassionanti anche perché non mi piace mai stare con le mani in mano.
Dal giornalista al pescatore professionista, dall’assicuratore a gestire alberghi ed aziende visto che sono poi diventato dottore commercialista e revisore dei conti.
Ho sempre amato lo sport (sono stato per tanti anni arbitro di calcio e ancora adesso appena posso vado a pescare sul mio lago o in giro per il mondo) ho compiuto centinaia di immersioni subacquee e poi paracadutismo, parapendio, rafting e rally automobilistici fino al settembre del 2005 quando  mi sono rotto la schiena andando fuori strada durante un rally in Valdossola.
C'è  stata  poi la politica, la mia grande passione. Ho cominciato da ragazzino nella "Giovane Italia" e nel "Fronte della Gioventù" e poi nel MSI-DN, in Alleanza Nazionale e infine nel PDL, almeno finchè è esistito.
Ricordo sempre con orgoglio che nella mia vita mi sono candidato 20 volte nelle più diverse elezioni e che sono stato eletto venti volte su venti: non so quanti altri possano dire altrettanto.
Nella mia famiglia si discuteva tanto di politica anche perché siamo cinque fratelli con cinque idee diverse (estrema sinistra compresa), con mio padre che invece era sempre stato democristiano. Sono cresciuto così nella cultura del dibattito e del confronto, in casa come a scuola, e già da ragazzo guidavo assemblee studentesche in aperta e continua dialettica contro  il “movimento studentesco” di estrema sinistra, anche se la maggioranza taceva e poi – spesso – mi appoggiava nelle assemblee.
Non ho mai partecipato ad episodi di violenza, anche se più di una volta ho sicuramente rischiato anche fisicamente per le mie idee.
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA

Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo-  mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.

Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma  soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.

A parte questi incarichi - e anche se ho ormai terminato questa lunga esperienza - continuo davvero a mettercela tutta soprattutto cercando di stare sempre vicino ai problemi della gente.
Ogni giorno ne scopro di nuovi, dalle piccole questioni personali ai grandi problema della nostra Italia e credo sia un punto d’onore impegnarsi concretamente e con onestà per cercare di risolverne qualcuno toccando con mano preconcetti, sprechi e ingiustizie, qualsiasi sia il ruolo che possiamo ricoprire nella società. Oggi posso solo farlo con la penna, e così pubblico articoli su molte testate giornalistiche.
Da quasi 20 anni  ogni settimana edito "IL PUNTO", un foglio via mail di notizie ed informazioni che mi permettono di spaziare sul mondo e sostenere le mie opinioni a diretto contatto con migliaia di lettori.  (chi lo volesse ricevere mi contatti su marco.zacchera@libero.it)
Bisogna a volte saper prendere posizioni scomode o controcorrente, spesso non comprese e contro le quali vi è a volte preconcetto, ma ne vale sempre la pena perché alla fine gli Ideali veri non sono una utopia, ma devono davvero essere traccia e obiettivo di vita.
Per questo  mi sento un cristiano semplice, che cerca di essere coerente e che crede che il Vangelo ci possa insegnare molto nella vita di ogni giorno, concretamente e ricordando soprattutto quella parabola dei "talenti" che nella vita vanno poi restituiti, almeno raddoppiati, prima della fine del viaggio.


Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi.  Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.

Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.

Anche per questi motivi e poiché volevo personalmente mettermi in gioco  nel giugno 2009 mi sono candidato a sindaco della mia città dove da 32 anni ero consigliere di opposizione e  mi hanno eletto con oltre il 54% dei voti al primo turno, primo sindaco di centro-destra a Verbania dopo 64 anni di sindaci e giunte sempre di sinistra o di centro-sinistra.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente  ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.
Intanto sono tornato a pescare appena posso sul mio lago e quando vedo le albe ed i tramonti - che spesso sul Lago Maggiore sono fantastici - mi considero sempre davvero un privilegiato, anche e soprattutto perché  ho la fortuna di poter vivere quei momenti.  Quando calo le reti in mezzo al lago mi ritrovo a fare gesti antichi come quelli dei miei nonni e dei miei avi e allora mi sento libero e felice nel profondo. A queste cose ho dedicato  “ NELLE RETI DEL TEMPO” e poi diverse edizioni di “GENTE DI LAGO” libri di storia per ricordare come si viveva sul Lago Maggiore nei secoli scorsi, mentre “LA MOSCHERUOLA” .racconta com’era l’Italia della mia giovinezza.
In un altro libro “L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? -  Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed immigrazione”, scritto a quattro mani con Paola Palma, abbiamo cercato di raccontare le tante esperienze in Africa con un serio approccio alle tematiche dell’immigrazione verso l’Europa, un fenomeno importante e che non può essere banalizzato.
Ad oggi non ho più incarichi pubblici se non quello di “Commissario italiano alla pesca per le acque internazionali Italo-Svizzere”  titolo altisonante quanto volontario con il quale e – come già faceva mio nonno quasi 90 anni fa – mi occupo di difendere e tutelare la pesca e l’ambiente dei nostri laghi.
Sono stato anche  nominato, ma  qui torneremmo  in campo professionale, presidente del Collegio sindacale di Finpiemonte, la finanziaria della nostra regione e in altri Enti e società.

Ma questi sono tutti  dettagli, l’importante è non cambiare mai nel profondo mantenendo fede agli impegni di  partenza cercando di aiutare gli altri per  restituire qualche “talento in piu” di quelli che il Grande Capo mi ha affidato alla partenza. Speriamo di riuscirci sempre, lo auguro anche a tutti voi.

In amicizia un saluto, Marco Zacchera...
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