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il PUNTO n. 1059 del 18 settembre 2026 di MARCO ZACCHERA Per
scrivermi o contattarmi: marco.zacchera@libero.it Numeri
arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it
Ricordo che
“Il Punto” non va in vacanza ma - come ogni anno - da luglio fino alla fine di
settembre rallenta le sue uscite a ogni quindici giorni, poi dal 2 ottobre
tornerà la consueta uscita settimanale. UNA BRUTTA LEGGE ELETTORALE Non so come
finirà questo pasticcio della nuova legge elettorale che rischia davvero di
consegnare l’Italia al centro-sinistra, se – a differenza del centro destra -
si presenterà compatto da Renzi
a Conte.
Solo a leggere i sondaggi che pubblico più avanti ci si chiede come mai possano
a sinistra stare insieme partiti così opposti su questioni fondamentali, ma il
“campo largo” prevede molte e diverse culture (nel senso dell’agroalimentare). Il
desolante quadro odierno è proprio il frutto anche di un sistema (che non ho
mai accettato) fatto di liste bloccate con elezione solo di “amici/amiche del
padrone”. Il
pastrocchio di salvare la faccia dicendo che ora ci saranno le preferenze, ma
non per i capolista è un paradosso (e un imbroglio): quasi tutti gli eletti
saranno infatti solo capolista! Facciamo
due conti: se alla Camera ci sono 49 collegi con 400 deputati da eleggere, in
media saranno 8 per collegio. Un partito che ha il 25% ne eleggerà 2 di cui uno
bloccato e l'altro "libero", ma i partiti sotto il 12.5% (ovvero
tutti, presumibilmente, salvo FdI e PD) eleggerebbero soltanto il candidato
bloccato. Circa la
raccolta di firme “extra” per poter presentare le liste sembrava un tentativo
un po' sciocco di rendere la vita più difficile a Vannacci, (rischiando di
diventare un boomerang e di motivare ancora di più i suoi aderenti), ma alla
fine -- soprattutto in caso di elezioni anticipate - di fatto tutto resta
come prima. Attendiamo il testo finale, ma esprimo fin d’ora dubbi e
scetticismo, mentre con questa nuova legge elettorale il destino appare
segnato: SENZA UN ACCORDO CON VANNACCI IL CENTRO-DESTRA PERDERA' LE ELEZIONI,
CHE VANTAGGIO HANNO AVUTO GLI STRATEGHI DI GOVERNO A MONTARE TUTTO QUESTO
PASTICCIO? MANTICA, BONINO E COSTA:
ADDIO A DEI POLITICI SERI In
settimana ci hanno lasciato tre personaggi che nel tempo hanno segnato la
politica italiana: Emma
Bonino, Raffaele Costa e l’amico carissimo Alfredo Mantica. Ad Emma
devo dire grazie per il suo coraggio, correttezza e per la linearità delle sue
posizioni: credo che sarebbe stata un’ottima Presidente della Repubblica. La
ricordo però anche per un fatto personale. Nel 1990 ero – come lei -
consigliere regionale del Piemonte e veniva messo in atto contro noi due unici
consiglieri del MSI-DN una totale discriminazione, anche in spregio al
regolamento. Emma più volte e con forza (lei era consigliere radicale)
intervenne apertamente in nostro favore, unica dell’allora “arco
costituzionale”. Raffaele Costa era invece un gentiluomo di altri tempi,
liberale coerente e convinto, già segretario nazionale del Partito Liberale,
ministro, deputato ed infine presidente della “sua” provincia di Cuneo. Ci
legava un’amicizia sincera e profonda che è poi continuata con suo figlio
Enrico, cui rinnovo un abbraccio. E poi
Alfredo Mantica, amico da una vita, con il quale abbiamo condiviso il “pane e
il sale” della politica. Debbo al suo coraggio nell’aiutarmi in una lunga
vicenda giudiziaria contro l’allora corrotto Procuratore di Verbania se fui
introdotto nel giro della ""politica che conta" e proprio di
questi fatti ne parlo a lungo nel mio prossimo libro che uscirà tra poco. Ci
univa una amicizia profonda, la malinconia nel commentare tanti errori ed occasioni
passate, l’amore per l’Africa (era stato sottosegretario agli Esteri con delega
alla cooperazione internazionale). Da tempo soffriva, ma oltre che per il
fisico soprattutto per non poter più dare alla politica quello che avrebbe
voluto. Alfredo Mantica, un amico speciale. NETANYAHU SAPEVA ? In Israele
si vota a fine ottobre, sarà una scelta pro o contro il premier Netanyahu, ma
in Italia si parla poco di un’inchiesta giornalistica di grande importanza. Il
quotidiano israeliano Haaretz (che è vicino all’opposizione, ma è la principale
e più nota testata del paese) ha pubblicato in anteprima che i giornalisti
Shlomi Eldar
e Ruth Yuval,
hanno raccolto - dopo mesi di inchieste ed indagini riservate - le prove
documentali e schiaccianti che Bibi
Netanyahu sarebbe stato a conoscenza dell’attacco da Gaza del 7
ottobre, ma che non fece nulla per sventarlo e prevenirlo, ma - anzi -
minimizzò le notizie confidenziali che gli venivano trasmesse. Ad
informarlo sarebbe stato direttamente addirittura il presidente degli Emirati
Arabi Uniti, Mohammad
Bin Zayed in una lunga telefonata di 45 minuti già una
settimana prima dell’attacco. L’Emiro avrebbe riportato elementi gravi e
concordanti che però il premier israeliano avrebbe minimizzato e non avrebbe
riferito neppure ai vertici del Mossad. Una notizia che – se confermata –
sarebbe uno scoop clamoroso non solo “incendiando” la campagna elettorale, ma
riaprendo i dubbi che tutti hanno sempre avuto su come sia mai stato possibile
che Israele si fosse fatto trovare così impreparato davanti ad un attacco che
evidentemente era pianificato da tempo e nei dettagli. Una tesi è
che Netanyahu avesse in quel momento “bisogno” di un attacco per distogliere
l’attenzione sui suoi problemi giudiziari, bloccare ogni procedura di
impeachment nei suoi confronti e – vista l’emergenza – riunire il paese
rimandando ogni discussione politica interna. Il premier ha subito seccamente
smentito, ma Haaretz ha portato tutta una serie di prove convergenti che
sicuramente scateneranno infinite polemiche. IL PENSIERO DEGLI ITALIANI Ma cosa pensano
veramente gli italiani dell’estrema destra tedesca, del proseguire o meno
l’aiuto militare all’Ucraina e quali sono i leadeer maggiormente responsabili
delle guerre nel mondo? Ogni
settimana “Termometro Politico” fotografa il pensiero degli italiani su temi di
attualità e questa settimana il “focus” è stata la questione degli aiuti
militari all’Ucraina. Continuando in una linea di tendenza che cresce
lentamente ma continuamente di mese in mese, la maggioranza assoluta degli
intervistati (2600 interviste realizzate con il metodo CAWI) conferma il
proprio “no” ad aiuti militari a Kiev con solo il 14,8% del campione che
vorrebbe incrementare gli aiuti all’Ucraina e il 24 % che ritiene come si
dovrebbe mantenere lo status quo e quindi di non dover aderire ai fondi europei
SAFE per coprire altre spese militari. Il
sondaggio di Termometro Politico conferma i risultati di altri Istituti
demoscopici sottolineando che questa problematica sta diventando addirittura
una delle ragioni principali del voto a Vannacci. E’ molto
interessante vedere infatti come si spalmano i contrari agli aiuti a Kiev su
tutto l’arco politico scoprendo che il no è praticamente trasversale e che
nella stessa area di governo il 50% degli elettori è comunque contrario a
questo specifico punto della linea governativa. I dati incrociati – questa volta
anche degli istituti Ipsos, Euroskopia e Ixè – sono molto simili, con il
75/82 % degli elettori del M5S contrari agli aiuti militari, il 70/75% in AVS,
percentuale che raggiunge l’85% per chi vota Vannacci. Scende al 58/63 % tra
gli elettori della Lega, 45/48% tra gli elettori di FdI con la punta più bassa
che viene rilevata tra gli elettori di Forza Italia che sono contrari agli
aiuti militari solo per il 38/42% e quindi in maggioranza favorevoli. Resta il
mondo del PD dove solo il 30/35% degli intervistati è contrario agli aiuti,
percentuale che raggiungono in Azione e Italia Viva il loro minimo assoluto tra
20 e il 25% ovvero rappresentando elettori che in larga parte vorrebbero
continuare ad aiutare Kiev militarmente ed anzi aumentare questi aiuti. In sintesi il 55,4% è quindi contrario a
continuare negli aiuti militari, i favorevoli sono il 38,8 % e concentrati
maggiormente nell’area centrista e soprattutto di centro-sinistra.
Ne viene
che lo scivolamento dei voti di elettori governativi verso Vannacci nasce
proprio anche da questa tematica. Fossimo la Meloni ragioneremmo molto su
questi numeri (e probabilmente anche la premier lo sta facendo) perché - se da
una parte continuità e coerenza sono virtù - dall’altra è evidente che se più o
meno la metà dei suoi elettori non condividono l’appoggio a Kiev la sirena
Vannacci continuerà ad attrarre consensi. Forse una mediazione, condizionando
gli aiuti a maggiore trasparenza, verifiche, impegni concreti di Kiev per la
pace sarebbero la scelta più logica di un governo che deve prendere atto della
“stanchezza” degli italiani verso Kiev. Non è un
caso che anche la fiducia nell’Europa sia in costante diminuzione e sia scesa
globalmente intorno al 43%, che Trump rappresenti il più pericoloso
responsabile per le guerre in atto (55,8%) perfino più di Putin (40,6%) e di
Netanyahu (33,8%). A
sottolineare la potenza dei media il problema “guerre” viene comunque valutato
il più grave solo dal 38,2% degli italiani, mentre le questioni climatiche sono
ora balzate al 45,3% (rispetto al 24,4% di aprile). Fermiamoci
con i numeri per qualche riflessione: innanzitutto che le informazioni dei
media sono quindi fondamentali e lo si vede anche per la questione climatica,
ma – e questo è veramente anomalo – il “rigetto” verso l’Ucraina di Zelensky
avviene nonostante che praticamente tutte le fonti giornalistiche siano a lui
favorevoli e non siano certo schierate con Putin. Logoramento
dell’immagine, problemi di corruzione, stanchezza del conflitto: sta di fatto
che questo è il “sentiment” complessivo, con una buona parte degli italiani che
sostengono che per raggiungere la pace l’Ucraina dovrà comunque fare sacrifici
territoriali e con l’80% che ritiene che la cosa più importante sia “comunque”
raggiungere un cessate il fuoco subito, pur lasciando (60%) alla Russia i
territori fino ad ora conquistati. Dall’Ucraina
alla Germania: come è vista AfD? Anche in Italia crescono le motivazioni del
voto non solo per Vannacci, ma anche l’indice di “comprensione” verso la AfD
tedesca che – e questo è significativo – se in qualche modo si riproducesse qui
da noi – soprattutto in senso anti UE, anti Euro e anti-Shengen – avrebbe un
potenziale di votanti intorno al 10% (quindi più o meno come Vannacci) e questo
perché è soprattutto l’uscita dall’Euro che non convince. Piuttosto
ci sono opinioni molto diverse su “cosa” sia questo nuovo movimento tedesco. L’ “allarme
democratico”, potentemente sottolineato dai media, coinvolge soprattutto gli
elettori di sinistra arrivando al 50% degli intervistati, ma il 40-45% degli
elettori (gli altri si astengono) non esprime alcun timore verso questo partito
considerandolo comunque una formula di dissenso democratico. Legato al tema è,
in conclusione, il giudizio sull’obiettività dei media; il 45/50% degli italiani
ritiene che i nostri media siano sufficientemente obiettivi, ma praticamente
altrettanti sono convinti del contrario: voi che ne dite? Intanto
l'Europarlamento ha votato ua legge per impedire le "fake news".
Resta un problema: chi stabilisce quando una notizia sia vera o falsa? Mi
metto tra gli italiani scettici su quanto ci viene raccontato. Un saluto e buon proseguimento! Marco Zacchera |



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.