IL PUNTO
n. 1028 del 9 gennaio 2026
di MARCO ZACCHERA
Per scrivermi o contattarmi: marco.zacchera@libero.it
Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it
IL VENEZUELA E LO SCERIFFO
I
lettori de IL PUNTO mi daranno atto di essere stato uno dei pochi che nei mesi
scorsi più volte ha ricordato la catastrofica situazione economica, politica e
democratica del Venezuela guidata dal dittatore Maduro che –
pur perse nettamente le elezioni anche nel 2024 – ha ribaltato i risultati e
continuato nel proprio regime sfidando con la violenza la volontà popolare ed
infischiandosene delle peraltro sterili proteste internazionali.
Ciò
non toglie che non condivido i metodi di Trump, sceriffo a
tempo pieno, che tratta il Sudamerica come “cortile di casa” e con la forza fa
quello che vuole puntando al petrolio venezuelano più che a colpire il
narcotraffico.
E’ la
morte di ogni diritto internazionale, la certificazione della nullità e
dell’impotenza dell’ONU, la logica del più forte che fa il bullo.
Sono
convinto che dietro alla cattura di Maduro ci siano poi molti lati oscuri che non
sappiamo: mi sembra molto strana questa cattura-lampo se non fossero stati
d’accordo loschi personaggi come l’attuale vice-presidente Delcy
Rodriguez, quella che ha giurato da presidente nelle mani del fratello
Jorge (!) che – guarda il caso - è presidente di un parlamento dove
l’opposizione è stata semplicemente espulsa e messa fuori legge (solo Landini
può pensare che ci siano state elezioni democratiche!).
Intanto,
catturato Maduro, il regime “bolivariano” (ma questo le TV lo ricordano poco)
ha continuato la repressione più dura, chiuso le università, ripreso la caccia
agli oppositori e in una settimana un litro di latte è passato da 12 a 16
dollari USA, dieci volte il prezzo in Italia.
La
gente ha per un attimo sperato che si sarebbe realizzato un cambiamento di
regime e che gli USA avrebbero spinto per libere elezioni, ma sembra che questo
a Trump non importi nulla arrivando a dire che l’opposizione “non controlla il
paese” mentre - se si votasse liberamente – Maria Corina Machado
(premio Nobel per la pace) conquisterebbe una larghissima maggioranza
nonostante che tanti a Caracas vivano grazie al governo e alla sua corruzione.
Ma tanto – appunto – non si voterà.
Insomma
contano solo il petrolio, i soldi, il business. Per me questo è inaccettabile,
ingiusto e insopportabile, soprattutto conoscendo personalmente tanti esponenti
dell’opposizione venezuelana e sapendo bene che non sono tanto i ricchi a
sostenerla, quelli che sono scappati per tempo con il jet privato e hanno la
villa a Miami, ma il popolo di un paese potenzialmente ricchissimo ma
condannato alla povertà e con le sue risorse naturali che sembra saranno ora
succhiate dagli USA così come prima finivano in Cina e nelle case dei boss del
regime.
Oggi
il Venezuela, domani la Groenlandia, che faremo quando la Cina invaderà Taiwan:
un’altra guerra come in Ucraina? Papa Francesco fu
profeta parlando di una terza guerra mondiale “a pezzi” ma il mondo non vuole
rendersene conto e purtroppo corre sempre di più diritto verso il baratro.
CRANS – MONTANA
Lutto
per 46 giovani bruciati vivi, ma è incredibile che quando è scoppiato
l’incendio - anziché scappare con ordine - molti si fossero fermati per filmare
tutto con il telefonino. Nessuno di loro che sapesse cosa fare con logica,
buonsenso e prevenzione. Rabbia per una tragedia che si poteva e si doveva
evitare e poi per la TV-spazzatura che l’ha trasformata in una “Garlasco 2”
perché tutto è spettacolo e show, soprattutto la morte. A parte il lutto, mi
chiedo perché nelle scuole italiane non si prenda comunque spunto da questo
episodio per alcune lezioni-base di protezione civile che potrebbero salvare
molte vite in situazioni di emergenza soprattutto insegnando un po' di prudenza
e di buonsenso.
SICUREZZA
Il 26%
degli italiani non si sente sicuro ed è un problema grave per un governo che
della sicurezza e dell’ordine aveva fatto la propria bandiera elettorale.
Eppure le statistiche dicono che i reati gravi come gli omicidi (e anche i
femminicidi) sono in costante diminuzione. Ma è la sensazione di impotenza
che si impone anche perché ci sono poi spesso delle decisioni della
magistratura che lasciano esterrefatti.
L’accusa
di omicidio per i carabinieri che il 24 novembre 2024 hanno inseguito
nottetempo per chilometri un motorino in fuga a Milano, poi conclusosi con la
morte di uno dei due inseguiti, è un esempio del “non senso” e della plateale
volontà di delegittimazione di chi rischia la vita per la sicurezza di tutti.
Il bis ieri a Roma: condanna a tre anni di reclusione e al pagamento di 15.000 euro
di indennizzo per ogni parente della vittima al carabiniere E.A. che nel 2020,
intervenendo con un collega mentre era in corso un furto, dopo che il ladro (un
siriano) anziché arrendersi aveva colpito l’altro carabiniere al torace gli
aveva sparato, uccidendolo. “Eccesso di legittima difesa” (andando perfino
oltre le richieste del P.M) ha sentenziato il magistrato. Il senso di
insicurezza (e di impunità) nasce proprio dalla constatazione che – quando
anche le forze dell’ordine si impegnano a contenere il crimine – i loro sforzi
sono poi spesso di fatto annullati, come la “zona grigia” delle decine di
migliaia di persone immigrate che si ritrovano in una situazione irregolare,
con le consuete espulsioni mancate, i ricorsi infiniti, l’impossibilità di colpire
tanti dei presunti colpevoli di reato.
I FIGLI DEL BOSCO
La
vicenda della famiglia australiana che cresceva in Abruzzo i propri figli “nel
bosco” ha ormai assunto connotati assurdi dando l’impressione che i magistrati
non vogliano a tutti i costi dare ragione ai genitori sostanzialmente perché,
restituendoglieli, sconfesserebbero sé stessi. Pongo però un problema: dove
sono e cosa fanno gli stessi magistrati (e i loro colleghi in tutta Italia)
davanti alle migliaia di altri casi di bambini trattati ben peggio di quelli di
Chieti? Penso alle migliaia di minori costretti all’accattonaggio o al furto
nei campi Rom e che non studiano, non hanno assistenza sanitaria, sono
sfruttati ed avviati alla delinquenza. Perché queste evidenti differenze di
valutazione e di comportamento o è semplicemente un generale, autentico menefreghismo
della nostra società (e relativi magistrati)?
ARROGANZA PRIDE
In
campo sessuale ognuno la pensa come crede, però certe esasperazioni – in tutti
i sensi - mi disturbano. Per esempio considero una fesseria voler trasformare
ufficialmente in “Pride Match” la partita di calcio dei prossimi mondiali tra
Iran e Marocco che dovrebbe giocarsi a Seattle il 26 giugno in contemporanea
con l’inaugurazione della “Gay Pride Fest” cittadina, partita che ad oggi le
due squadre non vogliono giocare perché, soprattutto per l’Iran, la considerano
“Un insulto ai valori islamici, in contraddizione con i valori culturali,
religiosi e sociali della nostra società”.
Se da
una parte emergono tutti i limiti culturali e storici di una religione che
prevede addirittura la pena di morte per l’omosessualità, dall’altra vi è la
totale mancanza di sensibilità da parte delle autorità locali che invece
l’impongono “Per promuovere l’inclusività e visibilità della comunità Lgbtq+”
che non capisco bene cosa c’entri con una partita di calcio.
NUMERI
Bisogna
credere all’Ucraina e alla NATO, oppure no? Perché se ci si fida di loro (tanto
è vero che li si finanzia) come si fa ad ammettere che mentano? Secondo
Kiev gli ucraini in questo conflitto avrebbero già ucciso 1.107.000 soldati
russi (il doppio dei caduti italiani della prima guerra mondiale che
fu già un’ecatombe) mentre secondo il segretario generale della NATO, Mark
Rutte, i russi uccisi ogni mese sono oltre 25.000. Ma i cittadini
europei ed italiani sono consapevoli e concordano che “nostre” armi uccidano
25.000 esseri umani al mese, russi o meno che siano? Forse dovremmo rifletterci
un attimo…
INTANTO NEL MONDO…
Mentre
il progetto del ponte sullo Stretto fa un passo avanti e due indietro, in
Norvegia stanno costruendo il tunnel sottomarino più lungo del mondo (43 km) e
in Cina hanno inaugurato la più lunga galleria autostradale del pianeta,
il Tianshan Shengli. Se 22 km. vi sembrano pochi va notato che il tunnel è
stato realizzato in soli 5 anni, tutto con tecnologia cinese ed attraversa ben
16 faglie geologiche in un’area famosa per i suoi terremoti. Solo per dire che
quando si guarda troppo al proprio ombelico si nota poco cosa avviene nel mondo
che ci sta intorno.
SORRY, MI ERO SBAGLIATO !
A
novembre avevo scritto che la presidente della BCE Christine Lagarde
(che a Firenze aveva trovato “un po' cari” i prezzi dei formaggi al mercato)
guadagnava 466.000 euro l’anno. Mi sono sbagliato e chiedo
scusa ai lettori: come ha chiarito il Financial Times quello
era solo lo stipendio-base. Nel 2024 la Lagarde ha infatti guadagnato in totale
circa 726 mila euro, il 56% in più rispetto allo stipendio
«base» comunicato ufficialmente dalla BCE nel suo rapporto annuale.
Capirete che per la Presidente effettivamente “il formaggio è un po' caro…”
Intanto
nell’Euro è entrata anche la Bulgaria (21° paese dell’area-Euro) nonostante che
la maggioranza della popolazione sia contraria temendo un aumento dei prezzi e
non ci sia neppure in carica un governo, caduto l’ultimo per aperta corruzione
e ci siano state 8 elezioni politiche in cinque anni. Caos totale, disastro
annunciato.
Avevo
pronti diversi spunti di approfondimento (per esempio sulla percezione della
criminalità o sui rapporti tra la Meloni e una Destra forse tradita), così come
commenti a diversi fatti di cronaca) ma lo spazio è tiranno.
Chi li
vuole leggere può sempre trovarli su IL SUSSIDIARIO, giornale quotidiano on
line (“ilsussidiario.net”), oppure cliccando su “Il sussidiario + Zacchera”.
IL PUNTO RITORNA DA OGGI CON LA SUA
CADENZA SETTIMANALE E CI RISENTIAMO QUINDI VENERDI’ PROSSIMO. BUONA SETTIMANA A
TUTTI
Marco Zacchera



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.